Prendete Rose e Champagne, siamo di fronte ad un vero Trionfo… Sicuramente tutti noi avremmo voluto salutare cosi, in maniera analoga a come venne salutata la pubblicazione del Live Killers, l’arrivo di Fun On Earth, quinto album solista di Roger Taylor, partorito, dopo una lunghissima gestazione, a distanza di 15 anni da l’ultimo suo lavoro, quell’Electric Fire che, a parere dello scrivente, suona ancora oggi come la sua migliore opera.

Inutile nasconderlo. Avevamo grandi aspettative da Fun On Earth, anche considerando il fatto che, tra i due membri dei Queen rimasti in attività, Roger Taylor aveva dato, nel corso degli ultimi anni, l’idea di essere ancora il più ispirato (basti vedere il suo ruolo attivo nella genesi di Cosmos Rocks) il più interessato ad essere ancora un protagonista della scena musicale (sue le insistenze per tornare in scena a nome Queen) e quello in migliore stato di forma, per quanto riguarda almeno la voce.

E quando finalmente, dopo anni di annunci, Fun On Earth è stato dato alle stampe, l’attesa si era fatta notevole ed è per questo che prima di recensire l’album ho preferito rifletterci bene, ascoltarlo, come sto facendo anche ora, per cercare di rendere nel migliore dei modi quello che penso del disco, senza farmi trasportare dall’eccitazione del primo ascolto, che mi avrebbe forse portato a definire Fun On Earth come il lavoro solista migliore di Taylor.

Che per chiarirci, a mio modesto parere, non è!

Certo, Fun On Earth si presenta con una tracklist di ben 13 brani, a cui devono aggiungersene altri due per la versione contenuta in ‘The Lot’,  brani scritti negli ultimi cinque anni. L’entusiasmo di avere ben 15 brani nuovi scritti e cantati da Roger Taylor si è subito dissipato appena appreso che molti di questi brani erano già stati pubblicati in altra forma e in altri lidi e che purtroppo, la loro pubblicazione non ha aggiunto nulla a quanto già sapevamo.

Prima che si pensi che questa recensione sia in realtà una stroncatura, preciso che tutte le canzoni del disco sono gradevoli, tutte si lasciano ascoltare ed in sintesi, potrei definire Fun On Earth un bel disco, sebbene nessuna canzone spicchi davvero sulle altre.

E’ un album di un  rocker ormai sessantenne (e pure un po’ sordo) che, potendo, ha inciso una manciata di brani nuovi e li ha inseriti in un disco, disinteressandosi degli eventuali risultati di classifica. Un disco scritto per il semplice piacere di scrivere musica, che è sempre stato un pò la caratteristica di Taylor.

Ecco, forse il punto debole del disco è proprio questo. Sembra infatti che Fun On Earth sia un disco un po’ forzato, un disco che avrebbe meritato ancora un po’ di lavoro prima della sua pubblicazione, disco che in qualche brano appare ancora con la dicitura 'work in progress'.

Non possiamo pretendere da Taylor dei testi ispirati o filosofeggianti (sebbene in qualche momento della sua carriera lo abbia anche fatto) ma quelli che compaiono su questo disco sono davvero scarni anche per i suoi standars, cosi come sono brevi, troppo brevi molte delle canzoni presenti sul disco. Fight Club è una ottima canzone, con un bellissimo arrangiamento, ma perché dura solo 3.03? Idem anche la gradevolissima ‘Be With you’, che richiama alcune sonorità che sono il marchio di fabbrica di Taylor. Perché dura solo 3.10?

Fun On Earth sembra quindi una raccolta di demo scritte nel corso degli anni (e forse era nato proprio cosi, come raccolta degli inediti della carriera solista da abbinare a the lot) a cui Taylor e famiglia hanno lavorato per renderle pubblicabili e passabili come canzoni finite e da qui forse nasce il senso di poca omogeinità del disco.  Suona esattamente come una demo la splendida ‘Small’, che sembra essere semplicemente la demo portata in studio per i Queen con la voce guida per Paul Rodgers. Non ce ne voglia Roger, ma la versione con Rodgers alla voce è decisamente superiore e il giidizio dato poco sopra ("splendida") non può che riferirsi alla versione a nome Queen + PR.

Piacevoli sono anche I don’t Care (ma il drumming non è quello di Let’s be there be drum?), Be My Gal (l’intro mutuato da Surf’s Up), il cui testo nella sua semplicità è forse il punto forte ed arriva dritto al cuore (come non emozionarsi su quel 'till the end' finale, frase che ogni donna vorrebbe sentirsi dire (da Roger stesso o dal marito9),  e Sunny Day, versione 2.0 di Woman You’re so Beatiful, cantata in maniera molto seria e convincente, a cui è stato dato l’onore di essere il primo e unico brano estratto dal disco, abbinato purtroppo ad un video che nessuno si sognerebbe di trasmettere. Ed infatti nessuno lo fa.

Sunny Day si gioca, a mio avviso, la gara di migliore brano del disco con UP, brano sperimentale che ricorda in qualche passaggio le atmosfere di Strange Frontier e con una bella parte melodica e un bel drumming finale e Smile, delicato ed intenso brano di Beatlesiana memoria sulla piccole cose della vita, in questo caso nella gioia del sorridere (concetti già espressi, sebbene in forma diversa in Small), che alla fine, ottiene la palma di miglior song del disco.

Piace vedere in questo brano un richiamo nemmeno troppo velato alla band da cui nacque, davvero, la carriera artistica di Roger Taylor.

Due parole infine anche su The Unblinking Eyebel brano che conoscevamo già (pubblicata nel 2009), a cui era abbinato un bel video, che però nella versione album è stata parzialmente ricantata e tagliuzzata, perdendo cosi gran parte del mordente, della rabbia e del senso di protesta che aveva nella versione single, che era fra l'altro uno dei brani migliori di sempre scritti dal batterista Cornico. Fra l’altro, Roger Taylor è uno dei pochi che pubblica una versione album editata rispetto alla versione single.

Ah, ci sarebbero anche Say It’s not true (che compare anche qui, un po’ come il prezzemolo compare su tante tavole in giro per il mondo), che però conosciamo fin troppo bene e che nella versione 'live' pubblicata su questo disco non aggiunge nulla di nuovo a quello che già sappiamo e  Drummer in a R’n’r band. brano un pò casinista che dovrebbe rivalutare il ruolo del batterista in una band di r.n.r. Bel drumming, senza dubbio. Ma poco altro.

Fun On Earth è un disco piacevole, con buone atmosfere, rilassate e di classe, ben suonato e ben cantato ma che non presenta particolari picchi di creatività pur proponendo in alcuni brani momenti musicali che richiamano il sound tipico della produzione musicale di Taylor tuttavia non sufficientemente sviluppati. Accanto a questo, a mio modesto avviso, resiste il senso di un lavoro non completato come invece le idee e i brani pubblicati avrebbero meritato.

Per quanto riguarda i contenuti dei brani, Fun On Earth è un album su cui compare in maniera netta e decisa un Roger i cui i pensieri sono più vicini a quelli dell'uomo comune che non a quelli di una rock star, pensieri che ruotano attorno a quelli che sono i piccoli piaceri della vita, da vivere e scoprire quotidianamente.

Il tutto secondo chi scrive è probabilmente dovuto anche al tempo che passa e all'età che aumenta il che porta Taylor a dedicarsi o a riscoprire questi aspetti quotidiani della vita, essendo fra l'altro lo stesso un uomo a cui evidentemente di materiale non manca nulla

Credo che il termine per definire l'album o almeno parte di esso è che sia malinconico. Malinconia per i tempi sicuramente andati e per tutto quello che è stato e che le immense richezze di Taylor non gli potranno riportare. Parlo della giovinezza, della spensieratezza di quei tempi e perchè no, anche degli amici che il destino non ha voluto continuassero la strada insieme a Rog.

Sotto questo punto di vista, l'album è una sorpresa. Sebbene nel suo stile, Roger ha scritto un disco che forse è il suo lavoro più personale.

Tornando però alla qualità del disco, dal punto di vista prettamente musicale, nessuno si aspettava da Roger Taylor un capolavoro da restare nella storia della musica, ma di sicuro era lecito aspettarsi un lavoro più curato, visto che, l’ispirazione (e anche una buona forma vocale) paiono esserci ancora.  Purtroppo le seppur buone idee non sono state coltivate abbastanza, come se questo disco fosse un lavoro da fare per forza entro il 2013, senza grandi aspettative da parte sua (prova ne è la mancanza di date live per promuoverlo) e senza avere un reale progetto in merito (ed il fatto di aver inserito brani creati e pensati in cosi tanti anni un po’ conferma questa idea). Completa questa idea di forzatura e di poco impegno una copertina realizzata con una fotografia di 11 anni fa!!!

Fun On Earth è' comunque un disco che non deve mancare nella collezione di un fan anche se, a dirla tutta, come capitolo finale della carriera solista di Taylor (ciò che Fun on Earth dovrebbe essere), era auspicabile un risultato migliore. Vorrà dire che Roger dovrà scrivere un nuovo album!

Concludo citando lo stesso Roger che, nel 2002, alla domanda se avrebbe registrato altro materiale solista, rispose sinceramente che “Ho capito che in effetti il ruolo principale che sono stato chiamato a svolgere è suonare nei Queen. Ho fatto qualcosa da solista, ma mi sono bruscamente accorto che le persone sono molto più interessate al gruppo Queen che ai suoi componenti presi singolarmente, chiunque essi siano”.

Forse, tra le persone poco interessate ai suoi lavori solisti, c’era anche lui!

 

 

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