I : Ed è morto tra le tue braccia?

Jim : Sì, non saprei dire se è morto proprio tra le mie braccia, ma ero lì quando morì.

I : Sono appunto passati 3 anni. Nel libro parli anche di una faccenda legata all'ex-fidanzata di Freddie, Mary Austin.

Jim : si...

I : Cosa puoi dire riguardo il fatto che ti abbia allontanato da Garden Lodge?

Jim : Temo di.. Dovrete leggere la mia opinione nel libro.

I : Non credi si potrebbe dire che hai scritto il tuo libro soltanto per soldi?

Jim : No, cioè, è ovvio che venga detto questo; credo che tutti pensino a questo (breve risata di Jim). Non è così. Il mio obiettivo non sono i soldi. Volevo anche smontare alcune informazioni sbagliate che la stampa pubblicò al tempo della morte Freddie . Circolava una storia che diceva che Freddie fosse morto da solo, con nessuno accanto : c'era molta disinformazione..

I : Quindi volevi chiarire questo

Jim : Si, ma non soltanto ; c'erano molti giornalisti fantasiosi a quel tempo.

I : Come vedi il tuo futuro? Sei anche tu HIV positivo, come guardi al futuro?

Jim : Beh, vado avanti con la mia vita; al momento, toccando ferro, sto molto bene. E' qualcosa con la quale purtoppo devi convivere, non è qualcosa che puoi curare prendendo delle pillole e credere che sia finito, come un mal di testa. Ma in fin dei conti sono abbastanza positivo a riguardo.

I : Fantastico, davvero. Bene Jim, è stato un grandissimo piacere. Grazie mille.

Jim : Grazie a te.

Dopo tre anni dalla morte di Freddie Mercury, Jim Hutton , compagno che ha trascorso con il cantante gli ultimi anni della sua vita , decide di pubblicare un libro scritto insieme al giornalista Tim Wapshott dal titolo "Mercury and Me" : un testo che ha suscitato e suscita tutt'ora molte critiche per i contenuti ​giudicati secondo alcuni come troppo intimi ed in alcuni casi imbarazzanti per la memoria di Mercury. Ecco come Jim commentò per la prima volta l'uscita del libro e il rapporto con Freddie nel 1994 durante la trasmissione televisiva "The Big Breakfast".

Intervistatrice : Sono passati ormai 3 anni da quando Freddie Mercury è morto di AIDS . Jim Hutton, il suo compagno per circa sette anni, ha scritto un libro riguardo la sua vita con il più grande showman rock di tutti i tempi, ed oggi è qui per parlarne con noi per la prima volta. Il tuo libro uscirà Giovedì. Come mai hai deciso di scrivere un libro?

Jim: Ho deciso di scriverlo a mio beneficio. Sono passati due anni da quando Freddie è morto e…

I : Tre anni

Jim : Si , tre anni.

I : Tre anni sembrano lontani?

Jim : No, affatto. Sembra che sia successo ieri.

I : Freddie ti manca?

Jim : Beh sì, molto.

I : Come è avvenuto il vostro primo incontro?

Jim : Ci siamo conosciuti in modo accidentale, in un locale. Mi offrì da bere e io ,in parole povere, rifiutai la sua offerta.

I : Sapevi che era Freddie Mercury?

Jim : No, non lo sapevo, per me era un totale sconosciuto.

I : Davvero?

Jim : Sì.

I : E dopo cosa è accaduto?

Jim : Alcuni mesi dopo pranzavo fuori in un ristorante con degli amici ; mi dissero "Indovina chi è seduto proprio dietro di te?" Io chiesi "Chi?" e loro "Freddie Mercury!" , di nuovo!
Da allora non rividi Freddie per, quanti saranno stati, 18 mesi circa. Mi imbattei in lui nuovamente in un locale , e tutto si svolse come la prima volta : mi disse "Lascia che ti offra da bere".

I : E da quel momento incominciaste a frequentarvi.

Jim : Si, all'inizio occasionalmente.

 

 

I : Siete stati insieme per 7 anni.

Jim : Si, all'incirca.

I : Poi ti trasferisti da lui a Garden Lodge?

Jim : Si, credo dopo circa un anno. Credo che manovrò tutto alla perfezione.

I : E come vivesti questo cambiamento radicale della tua vita? So che lavoravi come parrucchiere . Andare a vivere in una casa da 4 milioni di sterline, con Freddie Mercury poi : fu una scelta drastica?

Jim : Credo che la cosa in sè fosse un cambiamento molto forte, ma io non ne risentii molto. Continuavo a lavorare come parrucchiere, a fare tutte quelle cose della vita normale.

I : Com'era Freddie? Noi tutti l'abbiamo sempre visto come un eccentrico showman dalle performance meravigliose. Come era nella vita normale, quando non era più sul palco?

Jim : Credo che tutti si comportino in un determinato modo durante il proprio lavoro ; voglio dire, nel caso di Freddie era proprio quello il lavoro che doveva fare. Quando finiva tornava se stesso : era una persona tranquilla , molto riservata ; gli piaceva andare in giro e fare shopping

I : Sì, abbiamo sentito parlare della sua passione per lo spendere . Hai qualche aneddoto da raccontarci a riguardo?

Jim : Beh, ho assistito poche volte al suo shopping sfrenato

I : E' vero che poteva spendere anche una fortuna in una sola volta?

Jim : Si , poteva spenderla, ma non in spazzatura. Non avrebbe mai comprato roba che poi non avrebbe usato ; aveva sempre un'idea precisa.

I : Abbiamo letto addirittura di mezzo milione(di sterline, ndt)

Jim : Si, credo di sì.

I : Quando scoprì di avere l'AIDS, di essere HIV positivo, quali furono gli effetti della cosa su di te?

Jim : A quel tempo ero in Irlanda, con la mia famiglia. Quando tornai, mi spiegò che aveva delle notizie urgenti da comunicarmi. Credo che la reazione di chiunque a quelle notizie sarebbe stata di completa incredulità : "No, dobbiamo consultare qualcun altro" , dissi. Ne parlammo un po', ma dopo mi disse "Ascolta, questi sono i migliori specialisti al mondo". Si, fu una cosa che mi colpì davvero molto , anche per quel che riguardava il timore sulla mia salute. Fu come un flash che mi percorse la mente.

I : E' tutto molto commovente. Nel tuo libro descrivi anche gli ultimi giorni, le ultime ore di vita di Freddie. Come furono quegli ultimi momenti?

Jim : Probabilmente non realizzai che Freddie stava morendo fino a due settimane dalla fine. Mi interessai molto di mandare avanti il mio lavoro di tutti i giorni, proprio per mantenere la mente occupata.
Non volevo diventare pazzo nel pensarci continuamente. Freddie era curato anche da altri due ragazzi , Joe e Peter : tutti ci prendevamo cura di lui in modo meticoloso.
Ricordo che un dottore, quando Freddie morì, disse che se fosse stato ricoverato in un ospedale non avrebbe ricevuto delle cure così attente come quelle ricevute a casa sua.


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