Era il 1992… Freddie Mercury era morto da poco più di anno. Sull’onda emotiva della sua scomparsa vi era stata una riscoperta, a livello planetario, della musica dei Queen, a ulteriore riprova che, la morte, nel mondo dello show biz è un affare non da poco.

Era stato pubblicato, nel giro di pochi mesi, tutto il pubblicabile: Il Box Of Trix, il Live At Wembley 86 e il Freddie Mercury Album.

Occorre considerare che, pur essendo passati poco più di 20 anni, si viveva in una epoca profondamente diversa dalla nostra. Non vi era la comunicazione globale di oggi, i social erano progetti nemmeno pensabili e la rete stessa era ancora un progetto limitato e non alla portata di tutti.

Normale quindi che il presente e il futuro dei Queen fosse tutt’altro che chiaro. 

Si era tenuto il Freddie Mercury Tribute con tutto il corollario di dichiarazioni dei membri della band che facevano presagire una triste fine. “Non ci sarebbero più stati i Queen senza Freddie Mercury…”, i fans si sarebbero dovuti accontentare di quello che era stato ed accontentarsi della tanta musica che i Queen avevano inciso e pubblicato fino a quel fatidico novembre del 1991. 

Certo, George Micheal aveva ben impressionato ed in parecchi ne invocavano l’arruolamento come vocalist dei Queen. Ma non ci si avvicinò mai a questa circostanza (come confermato da Roger Taylor nel 1995 alla rivista Percussioni).

E in molti pensarono che quella notte a Wembley sarebbe stata, per sempre,  il sipario finale sulla storia della band. E che Innuendo sarebbe stato destinato, secondo le cronache di quei tempi, a restare per sempre l’ultimo album studio della band.

Ma nel 1992, dopo poco più di anno di “lutto”, fu la biografia ufficiale a riaccendere la speranza, così recitando: “…ci sono quei pezzi che Freddie aveva registrato con gli altri nel 1991 e che forse, Brian, Roger e John, decideranno di completare e integrare con altro materiale per un ultimo album del gruppo..”.

Da quel momento, un ultimo album in studio con la voce di Freddie Mercury divenne qualcosa più di una semplice chimera. 

Nonostante una certa riluttanza di Brian May ad affrontare il progetto (“Brian May: Cosa ne sarà dei Queen senza Mercury? 'Siamo buoni amici, ma non ha senso continuare”. Forse completeremo quattro canzoni che Freddie aveva inciso prima di morire’),  nel 1993 venne dato il via libero al progetto.

A dire il vero, almeno nelle prime fasi del progetto, l’album postumo sembrava essere un lavoro a cui tenevano principalmente solo i due che ci stavano già lavorando (Taylor e Deacon, appunto), tanto che Roger, non senza un che di polemico, nel 1993 raccontava che lui e John lo avrebbero fatto anche senza May. “John e io continueremo ad andare avanti. Con o senza Brian. Sarà lui a decidere. Non dimenticheremo mai Freddie. Ma il lutto è passato ed è ora di guardare il tutto con occhi nuovi

Al che, il chitarrista si sentì con le spalle al muro e finì con l’aderire al progetto. Non senza qualche considerazione sul lavoro degli altri: Brian May (2011) “Roger ha iniziato a scrivere qualcosa e ha portato i nastri nel suo studio per lavorarci sopra. Era la spinta che mi serviva. Sentivo quel che aveva fatto e dicevo: no, qui io farei così e cosi…”.  
Prima ancora, polemicamente, aveva manifestato la propria disapprovazione sul progetto e sul fatto di non essere stato interpellato: “quando sono tornato dal Back To The Light Tour, ho scoperto che gli altri membri dei Queen avevano già preso la decisione di andare avanti con questo ultimo album senza chiedere la mia opinione….appena ho saputo questa notizia mi sono messo in contatto con Roger e con John per esprimere la mia disapprovazione, al che hanno risposto che se non mi andava bene sarebbero andati avanti senza di me. Ero già irritato per essere stato trattato in quel modo, ma quello non era niente in confronto alla rabbia che ho provato quando ho ascoltato quello che avevano messo su nastro in mia assenza. Era veramente catastrofico”.

Esagerata o meno questa affermazione, dettata forse più dal suo ego ferito che da un pessimo lavoro dei due, la titubanza di May a concludere il lavoro era dovuta anche ad una difficoltà ad affrontare, nuovamente, il materiale registrato con Freddie Mercury: “Me la sono presa con molta calma, ho passato un lungo periodo di lutto perché non volevo parlare dei Queen. Sono partito con il mio tour solista e naturalmente tutti volevano parlare dei Queen e di freddie. Io non ce la facevo. Dicevo: parliamo di ciò che succede ora”. “Rifiutavo di affrontare la cosa ed ero riluttante a riaprire quelle scatole e sentire di nuovo la voce di Freddie. Fu una cosa difficile all’inizio”.

Le registrazioni ed i lavori di mixaggio andarono avanti per parecchio tempo, complice il fatto che i tre protagonisti raramente lavoravano insieme ma ciascuno nel proprio studio privato. Roger Taylor: “e’ stato strano lavorare con la voce di Freddie riprodotta attraverso gli altoparlanti ma io e Brian sapevamo bene cosa avrebbe voluto lui. Sembrava che fosse in un angolo della stanza. Pensavamo: questa parte gli piacerebbe, questa no. Abbiamo portato avanti il progetto ed il risultato è stato notevole. Ne fummo molto soddisfatti”.

Del nuovo album iniziarono a parlare anche i giornali italiani, complice la presenza in Italia di Taylor in occasione del suo tour solista del gennaio 1995 che, in occasione del concerto di Genova, dichiarava: "I pezzi sono pieni di invenzioni di Freddie e le canzoni sono molto belle, molto forti”. Aggiustamenti elettronici? “"Neanche uno, il più era fatto, noi tre abbiamo solo rivestito le basi musicali che avevamo concepito insieme a Mercury”. Perché aspettare così tanto tempo? “Volevamo essere sicuri che non ci fosse troppa morbosità attorno al disco" spiega Taylor "che fosse valutato come l'ultimo disco dei Queen con una serie di performance fantastiche di Freddie Mercury. Questo è il momento”.

E finalmente, ad autunno del 1995, il momento atteso da tutti, arrivò. Roger Taylor: “e’ arrivato il momento di fare uscire questo ultimo album di studio dei Queen, un parto davvero difficile. Per contenuti delle canzoni, emozione e soprattutto potenza e qualità delle performance di Freddie Mercury, si tratta di un lavoro di grande forza. Ragazzi, quello sapeva cantare!!

Anticipato dal singolo “Heaven For Everyone”, un paio di settimane prima, il 6 novembre 1995 venne pubblicato Made In Heaven, l’album che, dedicato allo spirito immortale di Freddie Mercury, avrebbe segnato la fine della storia musicale dei Queen nella formazione storica.

Fu un successo strepitoso in ogni angolo del globo, tanto da entrare nelle classifiche di tutti i paesi in cui venivano tenute charts musicali, toccando il #1 delle classifiche più importanti ed entrando nella top 10 di tante altre, risultando, alla fine, l’album più venduto della band.

Ovviamente, il successo del disco portò ai Queen nuovi fans e nuovi appassionati. Fu un successo meritato, perché non solo Made in Heaven è album valido e con materiale di spessore ma anche perchè, rappresenta, una perfetta conclusione per la fantastica carriera dei quattro.

Roger Taylor: “Sapevamo che era il momento conclusivo della nostra carriera così sfruttammo al massimo ogni istante e ci divertimmo molto”.

Brian May: “Abbiamo chiuso il cerchio. Era l’album più giusto con cui concludere il tutto”.

Made In Heaven nasce nei primi mesi del 1991, quando dopo aver terminato l’album Innuendo, i Queen tornarono a Montreux con l’intenzione, iniziale, di registrare nuovo materiale da proporre come Bside dei singoli tratti dall’ultimo album.
Tuttavia, le cronache, narrano di come il materiale registrato fosse così interessante da considerarlo sprecato come semplice riempitivo e perciò si decise di convogliare le fatiche in un nuovo album studio.

David Richards: “due settimane dopo (aver terminato Innuendo) erano già qui a Montreux. Hanno iniziato a comporre altra musica. Freddie stava morendo ma voleva lavorare, pur sapendo che non avrebbe visto il prodotto finito. Mi diceva: Voglio cantare ora questo materiale perché non posso aspettare che compongano la musica. Canterò sul ritmo della drum machine. Tu dammi quella e loro la finiranno dopo”.

Brian May: “Freddie continuava più testi e più musica da cantare e su cui lavorare. Scrivetemi quanta più musica e ve la canterò”. 

La band registrò le tracce dal vivo. David Richards ricordava: “Le canzoni non erano versioni grezze, erano state pensate come versioni finite perchè volevano conservare la spontaneita’ della registrazione. In seguito le abbiamo editate, tagliato alcune parti ma comunque le canzoni furono registrate dal vivo, compresa la voce. Ricordo che avemmo dei problemi perché si sentiva la batteria nel microfono di Freddie. Ho preparato la band in studio come se dovessero suonare un concerto in un posto abbastanza grande allo scopo di farlo sembrare dal vivo” e con lo scopo di pubblicarlo.

Brian May: “Freddie era risoluto nell’affermare che quel materiale dovesse essere pubblicato”.

David Richards: “Abbiamo rispettato l'ultimo desiderio di Freddie. Voleva fare musica fino all'ultimo secondo, voleva cantare. E 'stata una situazione difficile per tutti noi, ma soprattutto per Freddie, ma voleva davvero che questo progetto venisse finito, anche se sapeva che l'album sarebbe stato pubblicato dopo la sua morte”.

Tuttavia, l’album venne pubblicizzato come il lavoro contenente le ultime registrazioni di Freddie Mercury e così in effetti fu. Ma una volta letta la tracklist, fu evidente che solo parte del materiale proveniva dalle ultime sessioni del 1991, visto che parte dei brani erano risalenti alle sessioni precedenti.

E cosi, tra le canzoni effettivamente registrate nell’ultimo anno di vita del cantante, tra cui “A Winter’s Tale”, “Mother Love”, che Mercury non riuscì a termine, e “You Don’t Fool Me”, si scoprì che l’album era stato arricchito da brani inediti quali “It’s a Beatiful Day”, risalente però al 1980, “Let Me Live” (uno dei pezzi migliori del disco) proveniente da una sessione del 1983 con Rod Stewart, “Too Much Love Will Kill You”, inedita nella versione con Freddie Mercury on vocals,  proveniente dalle sessioni di The Miracle.

Restò invece fuori dal disco un altro brano inciso nelle sessioni immediatamente successive a Innuendo, quella “Lost Opportunity" che la band decise di pubblicare come B-side di I’m Going Slightly Mad, senza ulteriori trattamenti rispetto a quelli della versione nota.

“My Life Has Been Saved” invece era già edita, anche se in maniera leggermente diversa” 1989, così come “Heaven for Everyone”, a cui toccò l’onore di essere il primo singolo estratto dal disco, già pubblicata dai Cross nel 1987 e qui sottoposta ad un pesante editing per donarle il caratteristico sound dei Queen. 

Analogo discorso per la title track “Made in Heaven” e “I Was Born To Love You” che provenivano dalle registrazioni per l’album solista Mr Bad Guy di Freddie.

I Queen presero quelle due canzoni, nelle versioni pubblicate e crearono un nuovo accompagnamento, cercando di dare l’impressione che la band fosse ancora insieme a registrare. Furono, tra i vari brani rieditati, quelli che subirono il trattamento maggiore ma, alla fine, suonano esattamente come devono suonare due canzoni dei Queen. Merito delle percussioni e dell’accurato lavoro di chitarra di May che, sopratutto su “Born To Love You” ha donato al brano una verve rock (il più rock dell’intero disco, che, per il resto, è composto essenzialmente da ballate) che il brano originale non aveva.

Riguardo a questi due brani ho sempre pensato che la decisione di inserirle nel disco postumo deve essere fatta risalire, se non al periodo con Mercury ancora in vita e con il suo benestare, ai mesi immediatamente successivi, quando Made In Heaven era ancora ben lontano dal diventare realtà.

Questo spiegherebbe il perchè, nell’album”the Freddie Mercury Album” di questi due brani (tra i migliori di Mercury e, per quanto riguarda “Born To Love You” quello di maggior successo) non vi è traccia.

Presumo che non si sia voluto “bruciare” del materiale che avrebbe fatto una bella figura sull’album postumo che era sicuro che prima o poi sarebbe stato pubblicato.

Non si può negare che per il lancio di Made In Heaven la Queen Production e la casa discografica giocarono il jolly ed investirono pesantemente in attività promozionale.

Il 23 ottobre 1995 “Made in Heaven” venne anticipato dal lancio del singolo “Heaven For Everyone”, pubblicato in vari formati, sia in 7”, sia in Cds, in varie versioni, con diverse tracklist, e MC, che raggiunse nelle charts inglesi la posizione #2.

A Winter’s Tale venne pubblicato, anche con copertina natalizia, nel Natale dello stesso anno (#6 in UK) seguito da Too Much Love Will Kill You (#15) , Let Me Live (#9) e You Don’t Fool Me (#17). Quest’ultimo venne pubblicato in svariati formati remixati praticamente ovunque. 

Tutti i singoli raggiunsero la top20 in UK.

In Giappone ed in Francia venne pubblicata pure I Was Born To Love You.

Per quanto riguarda “Let Me Live”, deve essere fatto notare di come lo stesse venne pubblicato anche con tre brani tratte dalle session BBC già pubblicate sull’album “Live at the BBC (o At The Beeb)“ ed era intesa come attività promozionale della prossima uscita dei Queen, le sessioni BBC, di cui si parlava da tempo anche sulle fanzine dell’IQFC, progetto che, come è noto, restò solo sulla carta.

Ma non bastava.

Queen Production commissionò al British Film Institute la produzione e realizzazione di video per i brani di Made In Heaven che vennero pubblicati nella VHS “Made In Heaven - The films” pubblicata nel novembre del 1996. I video realizzati non erano tradizionali filmati promozionali con immagini della band ma realizzazioni sperimentali dove, a parte la musica, dei Queen non c’era altro. Non posso dirvi altro perché, pur facendo la cassetta bella mostra di sé sul mio scaffale, non ho mai avuto il “piacere” di vederla tutta.

Fortunatamente, vennero realizzati anche video più adatti alla promozione dell’album tra cui spiccavano quelli di Heaven For Everyone (con la scena del treno e del razzo che colpisce la luna, alternata ad immagini dei Queen), A Winter’s Tale, con immagini di Montreux e le lyrics del brano che prendono vita, Too Much Love Will Kill You (classico video collage) ed infine, a distanza di anni, I Was Born To Love You, con una ambientazione live impreziosita da scene inedite tratte dal video originale di Mercury del 1985.

E’ tutto?

Neanche per sogno. La pubblicazione di Made In Heaven fu l’occasione per offrire anche una nuova release home video,  “Champions Of The World”, un documentario di due ore che raccontava la storia della band. Sebbene parte del video “riciclava” materiale tratto dai Magic Years, (sarebbe stato forse meglio realizzare un quarto capitolo dei Magic Years invece che un sunto dei tre come Champions appare,)  arricchito comunque contenuti fino ad allora inediti, il video venne accolto con molto favore da parte dei fans ed attende, ancora oggi, una riedizione in DVD, possibilmente sottotitolata.

Da Champions Of The World venne realizzato anche uno speciale, editato, per la TV, trasmesso in vari paesi con il titolo “The Queen Phenomenon” che portò i Queen nelle case di milioni di spettatori, facendo conoscere il loro repertorio ed il nuovo disco e conquistando nuovi e numerosi fans che, ancora oggi, ne diffondono con orgoglio la storia ed il nome.

Made in Heaven è servito anche a questo.

Davvero qualcosa di speciale. Del resto, da un disco fatto in Paradiso, non ci si poteva aspettare nulla di meno.

Artwork, design e fotografia sulla copertina dell’album sono opera di Richard Gray, il quale ha anche ideato il logo “Made In Heaven”.

Cosi ha raccontato Richard Gray a Jacky del Fans Club (Traduzione di Barbara Mucci):

"Discutevamo su diverse idee fin da Natale. In origine, volevamo trovare 4 foto singole e fare un collage per la copertina, ma dopo ulteriori discussioni ci siamo resi conto che probabilmente questa non era la strada giusta.

Jim (Beach, ndt) ha nominato, a marzo, una casa presso cui Freddie era solito stare in Svizzera, soprannominata “Duck House” (casa delle papere, ndt) e mi ha suggerito di andare a fotografarla. Mi sono seduto e ne ho parlato con Roger, il quale abbozzò l’idea di incorporare la casa, il lago e loro quattro in piedi sul lato destro. Tutta la band pensò che ne sarebbe valsa la pena di fare quelle foto. Così sono andato, e con Jim Beach che mi faceva da assistente, ho fatto foto alla casa per due sere per avere quelle che ritraevano il tramonto, e durante una mattina molto presto per avere le foto con l’alba, ed avere anche luci differenti.

Jim si metteva in varie posizioni per darmi l’idea per le inquadrature, fino a quando ho cominciato a fare le foto. È stato mentre Jim ed io facevamo qualche foto che cominciammo a pensare di usare la statua di Freddie negli scatti. Quando tornai in Inghilterra, feci la bozza di una copertina fotografando addirittura la statua di Freddie (una statua piccola, non quella posta poi sul lungolago di Montreux NDR) in un campo vicino casa mia, poi la sovraimposi sulle foto della casa e del lago.

La band adorò l’idea, e iniziarono a discutere le loro posizioni sulla copertina. Ebbero l’idea che loro tre sarebbero potuti figurare sul retro della copertina, con l’immagine di Freddie da solo sul davanti – un collegamento diretto alla copertina del loro primo album, sul quale anche figurava Freddie da solo in una posa simile. Brian, Roger e John quindi sarebbero sati sul retro di copertina, con lo sguardo rivolto al lago. Il passo successivo era quello di decidere tra gli scatti fatti all’alba e quelli al tramonto – decisione che richiese davvero un sacco di tempo!

Alla fine erano tutti d’accordo sul fatto che gli piacevano entrambi gli scatti, così avremmo usato l’alba per il CD ed il tramonto per il disco in vinile!

Una cosa abbastanza rara che successe per questo album fu il fatto che ci eravamo fissati con lo stesso titolo per tutta la durata della progettazione! Nei precedenti album, il titolo cambiava parecchie volte prima che una decisione venisse presa!>>



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