QUEEN – NEWS OF THE WORLD

di Max Bell - Traduzione di Barbara Mucci

Con gli applausi della folla estatica al concerto di Earls Court nel giugno del 1977 che ancora risuonavano nelle loro orecchie, i Queen si preparavano a sfornare il loro sesto album in studio. Tornano quindi ai Sarm West Studios ed ai Wessex Studios nel mese di luglio, con Mike Stone come assistente produttore, e decidono di tornare ad un suono "più autentico" tipico dei loro primi tre album, per quello che sarebbe diventato News of the World. Ma anche così, l'album sarebbe stato comunque impreziosito da ricchi arrangiamenti multi-traccia e da quell’intreccio di melassa e lame di rasoio che il chitarrista Brian May sapeva mettere insieme.

755094e79617284b96a243cee73e5fdc449b868d?fit=cropCon Freddie Mercury che faceva da catalizzatore, l'approccio Queen era quanto mai singolare nel mondo del rock. C'è il glamour di David Bowie, l’ambizione pirotecnica e  scandalosa di Jimi Hendrix, la potenza sonora dei Led Zeppelin, insieme allo stile audace e armonico dei Beatles e dei Beach Boys. Il tutto coronato dallo straordinario carisma di Mercury, sia che si trovasse davanti ad un microfono o seduto al pianoforte. Ma mentre questo suo atteggiamento era in contrasto con la modestia e reticenza che mostrava nella vita quotidiana, ha invece conferito ai Queen una sfumatura sonora unica rispetto a chiunque altro artista.

La band era ora diventata estremamente abile a trasferire il suo tipico sound da stadio direttamente su nastro, ed ogni membro contribuiva sempre di più. E in ambito creativo, sia il bassista John Deacon che il batterista Roger Taylor, svolgevano un ruolo chiave.

L'onore di aprire il nuovo album andò a Brian, e che apertura! "We Will Rock You" è uno dei più grandi inni rock di tutti i tempi, con i suoi arrangiamenti costituiti dal battito di piedi e mani (nessun basso o batteria è stato maltrattato nella realizzazione di questo particolare brano, anche se è stata registrata una versione alternativa più veloce con il coinvolgimento di tutta la band). I cori si mescolano perfettamente con la voce di Mercury, il lead singer, e la chitarra a triple-loop di May.

Con ogni probabilità, l'idea proveniva dalla risposta del pubblico al concerto presso la Bingley Hall di Stafford, qualche mese prima. May ricorda che la folla li stava richiamando per il bis sulle note dell'inno calcistico "You’ll Never Walk Alone" e l'emozione e la spontaneità di quel momento non programmato ispirarono questa canzone e 'We Are The Champions'. Inutile dire che entrambe sarebbero state adottate come canti da stadio ed utilizzate nel corso di innumerevoli eventi sportivi.

Con sovraincisioni e delay, "We Will Rock You" fornisce un’overdose di adrenalina condensata in due minuti che sorprende e stordisce gli ascoltatori che hanno poggiato la puntina del giradischi su News Of The World per la prima volta il 28 ottobre 1977. Fin dalla traccia di apertura, l'album è risultato immediato, mentre la canzone stessa è diventata elemento essenziale nei concerti dei Queen.

'We Are The Champions' ne fa da naturale accompagnamento. Questa potente ballata scritta da Mercury, rivoluzionaria come qualsiasi arma nei circoli punk rock contemporanei, ha lanciato la sfida. È stata scelta come lato A di 'We Will Rock You' al momento della sua pubblicazione come singolo, tre settimane prima dell'uscita dell'album. Nel 2011 è stata votata come la canzone pop più coinvolgente di tutti i tempi da un team di accademici al Goldsmith's College di Londra. Gli scienziati hanno tenuto sotto osservazione migliaia di volontari per scoprire perché alcune canzoni ispirino gli ospiti di un pranzo di nozze o i frequentatori di discoteche a cantare a squarciagola in pubblico. Ti basta canticchiarla anche solo nella tua testa per reagire come i cani di Pavlov.

Gli accademici hanno concluso che canticchiare le hits presenta quattro elementi fondamentali: frasi musicali lunghe e dettagliate, variazioni multiple di tono nel riff di un brano, vocalist maschili e voci maschili più alte che compiono un notevole sforzo vocale. Per chiudere il cerchio, “...Champions” è stata usata come canzone ufficiale per la Coppa del Mondo FIFA 1994, tenutasi negli Stati Uniti.

Ma torniamo alla canzone! Se è stata scritta con il preciso intento di coinvolgere il pubblico nello spettacolo, allora ha funzionato alla perfezione. Con Freddie che esegue una parte complessa e jazzistica al pianoforte, risultante da armonie vocali di 4 e 5 parti, insieme ad una linea principale straordinariamente complicata cantata a squarciagola, nonché un falsetto operistico, l'attenzione al dettaglio danneggia la natura apparentemente viscerale dell'emozione. Ma il nocciolo della questione è che le vendite hanno raggiunto i 5 milioni, con il singolo che raggiunse il numero 4 nelle classifiche statunitensi ed il numero 2 in quelle del Regno Unito.
La traccia successiva, 'Sheer Heart Attack', era già semi-completa, ma non venne finita in tempo per l'album omonimo del 1974. Scritta da Roger, che compariva anche come voce solista sulla demo, la band mise mano agli arrangiamenti e decise che la voce di Freddie si adattava meglio alla canzone, con Roger a dargli man forte. Eppure, questa era una creatura di Taylor, modificata nei testi per rispondere a tono ai nuovi rocchettari, che denigravano la vecchia guardia. La chitarra ritmica e il basso erano preminenti, e Brian ha aggiunto alcuni riff vibranti.

L'intrigante "All Dead, All Dead", scritta da Brian, un po’ lascia perplessi, con un testo dai versi del tenore di "You know my little friend’s all dead" (Tu sai che il mio piccolo amico è morto, NdT) e "I am old but still a child” (Sono vecchio ma ancora un bambino, NdT). Infatti, questo tono così funereo è stato ispirato dalla morte dell’amato gatto di famiglia! May canta e Freddie suona il pianoforte.

John Deacon contribuisce con 'Spread Your Wings' durante le sessioni estive: una brillante ballata rock che ha tenuto all’erta i quattro musicisti con sovraincisioni di chitarra acustica che fornivano la melodia necessaria al cantato di Mercury. Una scelta insolita per un singolo, dato il tenore pessimista del testo, che ha raggiunto la posizione numero 34 nelle classifiche del Regno Unito con il finale strumentale tagliato per esigenze radiofoniche. Sarebbe poi riapparso nel 1979 come flip a "Crazy Little Thing Called Love", brano che ha scalato le classifiche statunitensi e ultimo singolo della band per gli anni '70.

"Fight From The Inside" di Roger Taylor è stata descritta dalla rivista Rolling Stone "come uno slogan sparato da una mitragliatrice" e invito alla formazione di una "giunta militare", intrecciato con un esame della sociologia punk. In seguito, Slash dei Guns N 'Roses ha citato lo scampanellante riff di May come un classico storico. Come per 'Sheer Sheer Heart', Roger ha preso in prestito il basso di John Deacon ed ha eseguito il pezzo come una sua impresa solista.

Sul secondo lato del disco originale, "Get Down, Make Love" di Freddie è un'elettrica, sensuale, potente psichedelica canzone che è quasi un ritorno alle nottate passate nei club, sebbene sviluppata per risultare come uno dei pezzi preferiti da eseguire sul palcoscenico, e con abbondante spazio per un assolo di batteria. Ma se questo è un pezzo classico dei Queen con tutti i suoi ingredienti, "Sleeping On The Sidewalk" è un deliberato allontanamento dal loro stile anglosassone. Brian May gestisce la melodia come un bluesman texano, con un testo arguto che racconta di un aspirante trombettista che va dalle stelle alle stalle e viceversa. Visione scoraggiante del business musicale, questo brano è stato spesso paragonato a ZZ Top e Eric Clapton.

'Who Needs You' di John Deacon è un'altra deviazione dalla norma, con campanacci, maracas e chitarra spagnola, mentre 'It's Late' di May è un blues a tre parti riguardante le disgrazie della strada. Il chitarrista utilizza la tecnica dell’hammering o tapping, che tributa a Billy Gibbons degli ZZ Top, che probabilmente a sua volta prese l'idea da T-Bone Walker. Pubblicato come singolo editato in alcuni territori (non nel Regno Unito), la canzone era molto amata da Kurt Cobain e può essere ascoltata nella colonna sonora del famoso documentario “Kurt Cobain: About a Son”, inserita tra le tracce di Arlo Guthrie e Cheap Trick.

'My Melancholy Blues' di Freddie è la perfetta conclusione, ed una delle canzoni più amate dai fan più romantici dei Queen. Un’inebriante pezzo jazz/blues al pianoforte, che ricorda un intrattenitore in un nightclub pieno di fumo, una combinazione fantasiosa di Hoagy Carmichael e Ella Fitzgerald forse, che getta una malinconica atmosfera da sogno tutto intorno allo studio e presenta Mercury nella sua forma più smagliante.
Tre settimane prima che News Of The World arrivasse nei negozi, i Queen tornano in tour. Iniziarono con un concerto segretissimo nel West End presso l'allora recentemente rinnovato New London, all'angolo di Drury Lane e Parker Street a Covent Garden. Famoso per la connessione con il teatro di varietà ed il musical drama in generale, questo fu il luogo ideale per le riprese del famoso videoclip di 'We Are The Champions', e ad un pubblico selezionato di fans venne offerta l’opportunità di assistere ad una delle date più intime ed a distanza ravvicinata nella carriera dei Queen.
Nel mese di novembre, la band parte per il Nord America con l'album in procinto di raggiungere la posizione numero 3 in classifica. Ci sarebbero stati trionfi memorabili alla Cobo Hall di Detroit, crogiolo leggendario per i più importanti spettacoli rock del pianeta, il ritorno al Madison Square Garden e un viaggio nel West del Paese fino in Nevada e in California. Trascorsero poi il Natale in Gran Bretagna, senza dubbio con la mente rivolta all'impatto della recensione pubblicata dal Los Angeles Times, il quale si complimentava per la produzione “dello show più spettacolare ed accuratamente perfezionato di sempre”.
La notizia era uscita. Il mondo era in attesa, e non solo perché il 1977 era l’anno del Giubileo della Regina.


http://www.udiscovermusic.com/essentials/queen-news-of-the-world


© 2017 QueenHeaven / Privacy Policy / Cookie Policy / Note Legali