“…These day are all gone now but some things remain..”

È sempre difficile scrivere una recensione ed è particolarmente difficile scrivere una recensione di uno show dei Queen + il malcapitato cantante di turno, dovendo sempre mediare tra quello che la storia della band rappresenta e, almeno in linea teorica, pretenderebbe, e quello che invece offre il presente.

E’ difficile perché, come sempre, si troveranno sempre persone che, anche a ragione, si scaglieranno contro la tua recensione, vuoi perché hai osato ancora chiamare Queen questa band, vuoi perché non ci sono i Queen senza Freddie Mercury, vuoi perché, al contrario, May e Taylor sono musicisti e hanno diritto di andare avanti con loro gruppo. Ah, e poi c’è il cantante di turno, Adam Lambert, che suscita il maggior numero di polemiche. Anche da parte di chi, fondamentalmente, non sa nemmeno chi è e forse non lo ha mai nemmeno ascoltato cantare una canzone dei Queen.

Per tutti questi motivi il compito di recensire lo show di sabato sera alla O2 è particolarmente gravoso, ma cercherò di svolgere il compitino che mi sono auto-assegnato nel migliore dei modi.

Dobbiamo partire certamente da un punto, sebbene abbiamo avuto più di dieci anni per farcene una ragione.
I Queen + non sono i Queen. Non c’è più John Deacon e più che altro non c’è più Freddie Mercury. Ed inoltre, May e Taylor non sono più quelli del 1974, quelli del 1986 e anche quelli del 2008.  Di questo bisognerebbe sempre ricordarsene.

Il concerto a cui ho assistito sabato scorso (uno dei tanti  a cui, per passione, per voglia di esserci, per sacrifici, ho presenziato) non è un concerto dei Queen e non è un concerto di Freddie Mercury. Ho letto sulla rete di gente che va al concerto per vedere il video di Freddie su Love Of My Life. Solo per questo. A questi dico, con rispetto, state a casa vostra.

Questo è un concerto di una band che non celebra i Queen come singole persone ma celebra la loro musica, quella musica che in tanti hanno cantato prima di noi e che tanti altri canteranno dopo di noi (sgrat). Quella musica che la storia ha reso immortale  e che, in qualche modo l’ha sottratta ai loro materiali scrittori o esecutori. Canzoni come Bohemian Rhapsody o We Are The Champions non sono più canzoni dei Queen. Sono canzoni di tutti noi. Che in questo tour vengono riportate in scena da due musicisti che hanno fatto la storia della musica (ah, e sono membri fondatori dei Queen, fra le altre cose) e sono accompagnati da un giovanotto americano che le canta bene.

Poche balle. Lambert potrà non piacere per mille motivi, perché strilla, perché gorgeggia come un cormorano in calore, perché è appariscente, perché è kitsch, perché recita alcune parti e sul palco è poco spontaneo o perché in qualche momento è pure un po’ volgarotto.  
Divano, corona e tenute leopardate? Alla fine, nel contesto dello show, nemmeno si notano.
Tanto rumore per nulla.

Però sa cantare. Non ci sono dubbi.
Non è freddie mercury? Buongiorno, un altro freddie mercury difficilmente esisterà di nuovo. Però, a modo suo, Lambert non sfigura. Tiene benissimo il palco e canta per due ore un repertorio difficile.

Ah, il repertorio però. Prima grande critica (forse l’unica) che mi sento di fare con una certa durezza. Nel 2005 Brian May annunciò che tornavano in tour per poter mettere in scena i brani dei Queen che Freddie non aveva potuto cantare.

Ci aspettavamo chissà cosa. Ed invece, scaletta da Greatest Hits. Pazienza, per tanti di noi, prima che i social ‘annacquassero’ questo mondo, era comunque la prima volta e tutti i brani venivano ascoltati con grande piacere. Nel 2006, per il tour USA, la scaletta venne mantenuta più o meno la solita. Nel 2008 pure. Nel 2012 e nel 2014, salvo qualche inserimento a sorpresa, pure.

Nel 2015 però, ci aspettavamo davvero qualcosa di diverso. Si suona in Europa, davanti al proprio pubblico. Che conosce ogni canzone, ogni album e ogni video. Davvero non si poteva osare di più ed andare oltre ai soliti brani eseguiti ormai da decenni? Davvero non si può fare a meno di una Break Free, di una Bites The Dust, di una Radio Gaga (e per pudore, non cito Love Of My Life, che credo fermamente abbia fatto il suo tempo e che ci siano mille modi diversi e anche più freschi per rendere tributo a Mercury)?

I Queen sono schiavi del loro passato (raccolte e magic tour) ed è una cosa che, pur sperando, non cambierà mai. Del resto, siamo fuori tempo massimo per farlo.

Poi per fortuna, dopo questa piccola delusione, c’è la musica.
Ancora grande musica. E suonata ancora bene. Molto bene. Certo, ricordiamoci che Brian e Roger hanno quasi 70 cipressi sulle spalle e quindi è pienamente giustificabile un ritmo dello show meno frenetico e brani anche leggermente più lenti (non poi molto più lenti). Ma è comunque ancora un concerto rock e comunque, quando suonano, spaccano ancora parecchio.  Muro sonoro di grande impatto e sezione ritmica  piena, anche per merito delle percussioni a supporto di Taylor.  May in buona forma (a parte qualche errorino all’inizio) ma che, a mio avviso, necessiterebbe di una seconda chitarra di supporto, come nel tour con Rodgers.

E’ vero, i Queen non hanno mai avuto una seconda chitarra (eccezion fatta per Hammer to fall..) ma tanto questi non sono i Queen (tiè) e quindi non ha senso fare i puristi. Jamie Moses ci stava come il gorgonzola sulla polenta calda. Una leccornia.
O la ciliegina sulla torta di uno show che, a mio avviso, sa ancora emozionare. Complice anche il palco davvero grandioso con mille giochi di luci e quel maxischermo che ti permettere di goderti tutto il concerto.

E poi Lambert, di cui ho già parlato e, che, come già dissi nel 2012 (QUI il mio editoriale di allora), canta sicuramente bene e rende giustizia a queste canzoni.

Era meglio Rodgers? Per quanto abbia amato il progetto Q+PR, non scherziamo.. 

Era meglio Martel? Forse si, ma non lo sapremo mai…

Era meglio qualcun altro? No, nessun cantante affermato sano di mente accetterebbe di confrontarsi con il repertorio dei Queen..

Era meglio cantassero May e Taylor? Se vi fate una domanda del genere, evidentemente o siete sordi o non avete mai sentito cantare recentemente May (Taylor ancora se la cavicchia). Oppure siete il cormorano in calore di cui parlavo prima. In ogni modo, no, grazie.

Era meglio chiudessero baracca e burattini per godersi la meritata pensione? NO.

Chi vi scrive è fermamente convinto che tutti gli show, l’attività musicale di May e Taylor di questi anni abbiano permesso ai Queen o meglio alla loro musica, di essere ancora presente nel mondo che ci circonda. I Queen sono ancora sulla bocca di tante persone, le loro canzoni sono ancora trasmesse in tv, in radio, ci sono ancora forum, siti e pagine internet in cui si discute, si litiga, ci si emoziona.

E questo perché, fondamentalmente, May e Taylor hanno tenuto in vita, anche contro la volontà di certi fans, la loro band  e se nel 2015 siamo ancora qui, a parlare delle emozioni che ci ancora ci suscitano, vuol dire che, tutto sommato ci sono riusciti.

Ed è questo il tributo più grande che potessero fare.

Perchè, nonostante la vita vada avanti, alcune cose restano. E la musica dei Queen è una di queste.

Poi al concerto si gode, su questo nessun dubbio.  E se volete rendere omaggio ai Queen e alla loro musica eterna, questo è il modo migliore per farlo.
Ma solo se riuscirete a tenere distinti i Queen dai Queen + Adam Lambert.
Altrimenti, e lo dico con grande rispetto, risparmiate i vostri soldi.

 

Per approfondire:

Queen + Adam Lambert - Hammersmith 11.07.2012 - I miei due cents...

Queen + Adam Lambert - Tour 2014 - Date e considerazioni varie

Queen + Adam Lambert - Tour 2015 - tutto sul tour UK / Europeo

 

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