Ritorniamo all'attualità del Suo ultimo album, di che parla la canzone « Fight Club » ?

Sono partito dalla constatazione un po’ triste che l'esistenza di ogni essere, dal la sua nascita, è legata ad un determinismo sociale da cui farà fatica ad affrancarsi.
Benvenuti nel club dove bisognerà tentare di farsi posto, di battersi, provando comunque a restare un uomo degno e rispettoso…

Sempre sul Suo nuovo album, qual è il tema di « Quality Street» ?

Parla delle aspirazioni molto terra terra di un lavoratore:  sognare una casa, una donna, un'automobile. Ciò colmerebbe la sua vita, il suo universo mentale non gli permette l'accesso ad un'altra dimensione…  E, malgrado le aspettative, scopre un diamante che va a cambiare il corso la sua esistenza, ma manteniamo il mistero, bisogna ascoltare la canzone!

Il Suo ultimo singolo, « Sunny Day », che passa molto in questo momento in radio, è il Suo «Inno alla gioia»! Si ricorda del Suo primo shock musicale, l'istante in cui Lei si è detto: " È ciò che voglio fare! "?

Ah sì! Me lo ricordo molto nitidamente! Ho sette anni e « Rock Around The Clock » di Bill Haley passa sulla BBC, che colpo! Quella radio, a quell’epoca, era così conservatrice, durante la giornata la scelta era tra Doris Day o Frank Sinatra, che mediocrità!
Ed ecco, questa canzone così diversa, poi Elvis, un po’ più tardi. Sì, i tempi cambiavano, qualche cosa stava succedendo, bisognava  togliere la polvere da queste cose…  Mi sono detto: " Voglio fare parte di ciò! "

Quanto al Suo processo creativo? Scrive prima il testo o la musica?

Dipende, è molto variabile! Ad esempio, su « One Vision » (Queen, A Kind Of Magic, 1986), le parole mi sono venute per prime, come una sorta di poesia, in piena notte…
Talvolta è l'inverso: trovi una bella progressione di accordi alla tastiera, poi adatti poi il testo, per esempio sull'album che esce questi giorni, il pezzo « Be With You ».

Quali sono I Suoi gusti musicali attuali?

Trovo che, oggigiorno, la musica sia la musica è troppo uniformata. D’altra parte, le ragazze prendono più spazio nella scena musicale attuale, e questo mi piace. Apprezzo molto un gruppo islandese che si chiama Sigur Ros, con un’atmosfera onirica che mi riempie.

Ha una relazione particolare con la Francia?

La madre dei miei due primi figli è francese (Dominique Beyrand, conosciuta nel 1976 al concerto di Hyde Park, quando lei era assistente personale di Richard Branson, ndt). Hanno ricevuto un’educazione proprio da voi, andavano al liceo francese di Londra e hanno fatto dei brillanti studi, sono molto fiero di loro. Penso che il vostro sistema educativo sia migliore di quello del Regno Unito.

Per fare conoscere il patrimonio musicale dei Queen, avete creato un gruppo che riprende i vostri più grandi successi, i Queen Extravaganza, e che attualmente è in tour in Inghilterra.
Riproducono alla perfezione le armonie vocali così ricche che avete contribuito a scrivere con Brian e Freddie. Era facile per Lei suonare la batteria e cantare durante i concerti? Era in competizione con Freddie? 

No, per niente! Ci supportavamo gli uni con gli altri, questo è un gruppo! Freddie era molto contento di essere sostenuto vocalmente e mi stimolava a meraviglia, era una cosa estenuante, ma l’adoravo! Prendeva la voce di basso quando io facevo la seconda voce più alta e c'era un'armonizzazione naturale tra di noi, era come giocare al gatto ed al topo con le voci!

La perfetta rappresentazione di quanto ha detto si trova su « Action This Day»  (Hot Space, 1982), durante la vostra tournée  giapponese del 1982. E talvolta, su « Somebody To Love » (Day At The Races, 1976), particolarmente a Montréal nel 1981, Lei finì decisamente la canzone come prima voce!

Era improvvisato! Accadeva quando Freddie era spossato verso la fine del pezzo.
Sentivo che non ne poteva più e prendevo io il testimone: bisogna dire che ci metteva tutta l’ anima quando cantava quella canzone, che sembrava un po' autobiografica…

A proposito di spettacoli, dopo la tournée seguente all’uscita del Suo ultimo album in ordine di tempo (Electric Fire, 1998), Lei aveva dichiarato di non voler più fare concerti; ha cambiato idea oggi?

Tutto dipenderà dall'accoglienza che sarà riservata a Fun On Earth.
Nel 1998, ero rimasto male dello scarso successo dell'album, visto che ero molto fiero delle mie canzoni.
È la ragione per la quale ho preso così tanto tempo per far uscire un altro lavoro.
Ma, se funziona bene, farò una tournée in Inghilterra e, perché no, magari vi ricambierò la visita a Parigi.

Mi ricordo una presentazione magnifica nel 1994 a Parigi negli studi di Europe 1 per l'uscita di Happiness. Coi Queen, siete tornati sulla piazza in questi ultimi anni. Perché la vostra collaborazione con Paul Rodgers si è interrotta?

Nel nostro spirito, non si trattava, non lo metta in dubbio, di sostituire Freddie ma, per un periodo determinato, di associarci con altri cantanti. Il fatto che Freddie fosse un grande fan di Paul, cantante del gruppo Free all'epoca, è stato determinante nella nostra scelta. Abbiamo fatto molti concerti tra il 2005 e il 2008 e fu molto piacevole. Ma, in fondo, Paul è un cantante di blues e penso che interpretare sul palco « I Want To Break Free »  dovesse pesargli!
Ci si è lasciati da buoni amici e non è detto che non ci ritroveremmo nel futuro.

 

INTERVIEW DE ROGER TAYLOR (QUEEN) : « FREDDIE M’ENCOURAGEAIT CONSTAMMENT. »

Intervista a Roger Taylor (Queen):  « FREDDIE M’INCORAGGIAVA COSTANTEMENTE. »

15 novembre 2013, di Arnaud Berreby - Traduzione a cura di Fiammetta Pezzati

Londra, lunedì 28 ottobre 2013

All’indomani della tempesta sul regno Unito, trasporti disorganizzati, alberi lascivamente sdraiati, decapitati, ai bordi di Hyde Park: se il Paese non ha dormito durante il Blitz, non sarà certo un tornado da due Pounds che farà cedere la sua impassibilità secolare: « Keep Calm and Carry On », è il motto della famiglia reale che ha ispirato tanti dei suoi sudditi, a cominciare dall’uomo del giorno che incontro in una suite d’hotel non lontano da Buckingham Palace: Roger Taylor.

Roger Taylor quindi, batterista e membro fondatore del gruppo Queen, formazione da 330 milioni di copie vendute, vincitrice del record dell'album più venduto di tutti i tempi in Gran Bretagna (Greatest Hits, 1981), staccando di parecchio i Beatles e i Rolling Stones, scusate se è poco! Il nostro musicista è il compositore di alcuni dei più memorabili successi del gruppo (« Radio Gaga », « A Kind Of Magic », « Days Of Our Lives »…), e al tempo stesso il primo dei quattro a lanciarsi in un progetto solista a suo nome, e poi creando successivamente un altro gruppo, The Cross.

Il presente del musicista è legato all'uscita del suo quinto album solista, Fun On Earth (Universal), alla riedizione del suo intero catalogo solista ed infine alla preparazione di un film sulla vita di Freddie Mercury, il suo amico che se ne è andato troppo presto, compagno di sventura agli inizi, presto fiammeggiante trascinatore del gruppo e sorgente principale della sua ispirazione.

Tutto ciò valeva bene un incontro.

Roger, grazie per averci ricevuto in questo giorno un po’ anarchico. Un presente ricco per Lei in questo momento. Sul Suo nuovo album in uscita questi giorni, Fun On Earth, (leggi QUI la nostra recensione) una canzone politica ha attirato la mia attenzione, " The Unblinking Eye".

L'ho scritta nel 2009, parla dell'impegno del mio Paese per andare a battersi in Iraq e ribollivo letteralmente: è una canzone sull'impotenza della popoli di fronte a dei dirigenti stupidi. Tenga conto, c'era un corteo di due milioni di persone nelle vie di Londra per dire no a questa guerra ed i nostri governanti se ne fottevano!

Lei scrive spesso dei testi impegnati nelle canzoni dei Suoi album solisti, mentre, al contrario, i Queen si definivano come un gruppo di divertimento, assolutamente apolitico.

Sì, è esatto, rifiutavamo, come collettività, ogni messaggio politico e questa  è una delle ragioni che mi ha spinto a realizzarmi nei miei propri album, ad esprimere più a fondo il mio sentimento, e ad avere questa libertà di espressione individuale senza che uno dei miei amici del gruppo mi battesse sulla spalla per dirmi: " Dovresti cambiare quella frase o quell’accordo, suonerebbe meglio! "

Gli altri membri del gruppo rifiutavano le Sue canzoni politiche?

No, non era il caso perché non osavo neanche proporglielo!

Non ci sono che tre soli titoli, nell'insieme della produzione del gruppo che parlano di argomenti impegnati: " White Man", sulla condizione degli amerindi, ( A Day At The Races, 1976), « One Vision » (A Kind Of Magic,1986) e « Innuendo » (Innuendo, 1991), e i due ultimi citati sono Sue compisizioni, guarda caso!

Sì, ma per essere precisi, ho scritto solo le parole di " Innuendo" col contributo di Freddie per il ponte (spesso fra la strofa e il refrain è presente un bridge o ponte che costituisce appunto un passaggio di diversa struttura armonica e melodica per lanciare il ritornello, ndt): questo brano parla del nostro impegno senza fine contro il razzismo, la superstizione ed il fanatismo che regnano sulle religioni, tutte queste idee nauseabonde che fioriscono così bene oggigiorno…. « One Vision », quanto a lei, mi è stata ispirata dal famoso discorso di Martin Luther King.
L'ho scritta dopo la nostra apparizione al Live Aid in un slancio di entusiasmo seguito a questa magnifica iniziativa creata da Bob Geldo
f.

Percorriamo un po’ la Sua carriera solista: sul Suo secondo album, la canzone intitolata « Strange Frontier » (1984), di ispirazione molto Springsteeniana, parla della guerra fredda: «Prendi i tuoi bambini finché c’è tempo / ma non hai nessun posto dove andare … »

Può sembrare datato oggi, ma la minaccia nucleare era molto angosciante in quegli anni e mi ricordava dolorosamente un altro periodo quando ero bambino, durante la cosiddetta crisi della Baia dei Porci all'inizio degli anni sessanta tra Kennedy e Khrouchtchev.  Ci si esercitava a nascondersi velocemente sotto il tavolo il più velocemente possibile in caso di allarme nucleare, che angoscia!
Ma in effetti, l'album intero è stato scritto con implicitamente la minaccia atomica sulle nostre teste.

Sul seguente album (Happiness, 1994), il pezzo « Dear Mr Murdoch » parla di questi giornali spazzatura che imperversano in Grande Bretagna e di cui Freddie Mercury, allora malato, aveva sofferto molto, assillato come fu dai paparazzi…

E niente da allora è cambiato… I nostri governanti si rifiutano di fare votare delle leggi di protezione della vita privata, come ne avete in Francia.
Preferiscono lasciare il popolo abbrutirsi di immagini e di articoli che instupidiscono, pare…  I nostri politici sono nessuno, non li amo!

Sempre su quest’album, la canzone« Nazis » nel 1994 creò una polemica…

Incredibile scandalo in seno ad una democrazia!
Parla dei neonazisti che negano il genocidio ebraico ed esprimo solo il fatto che ci troveranno sulla loro strada, non hanno nessuna possibilità! Guardavo un servizio alla televisione sull’ascesa di questo fenomeno in Germania e, di rabbia, la canzone fu scritta nelle due ore seguenti.
E per una ragione che non mi spiego, il brano, mentre stava andando molto bene, fu censurato dalla BBC, e ritirato dai negozi di dischi. Hanno, beninteso, ricevuto delle minacce ma non penso che sia l’atteggiamento giusto da tenere di fronte a questa gente.

Ancora su quest’album, la canzone « Old Friend » è dedicata a Freddie e, sull’opera seguente, Electric Fire (1998), il titolo «Where are you now" » rievoca l'assenza di uno dei Suoi cari. Si tratta ancora di Freddie? 

Sì, ho risentito, durante quasi dieci anni dopo la sua dipartita, la sua assenza ed io la sento ancora molto anche se un po’ attenuata. Eravamo molto vicini, degli amici, dei colleghi di lavoro, fu il mio testimone di nozze e ridevamo continuamente!
In questa canzone, evoco il sentimento di essere proprio smarrito: " Ho bisogno di un piano di volo, una direzione / ne ho bisogno adesso / dimmi dove sei perché abbiamo bisogno di te. "

Su Electric Fire, Lei scrive nel primo singolo, « Pressure On »,: " Penso a te ed a me, siamo cresciuti/ ma non ci sentiamo liberi. " Pensate che la vostra generazione che ha conosciuto la Swinging London sia stata troppo libera?

Troppo libera? Ma pensi! Non si è mai troppo liberi!
Quando ero bambino, i miei genitori mi lasciavano fare ciò che mi piaceva, ma in un ambiente sicuro. Detestavo la scuola ma la nostra educazione era buona e penso che non sia più veramente così oggi - i computer, secondo me, prendono un posto troppo importante nella vita dei ragazzini: tendono a sostituire i contatti umani.

Sempre su Electric Fire (1998), c’è questa canzone, « Believe In Yourself »: « Credevo di essere un perdente / che tutto quello che facevo fosse destinato a fallire. ». A cosa alludeva?

Si tratta di un messaggio molto semplice per ciascuno di noi: detestavo la scuola, non ero nessuno e pensavo veramente che non avrei fatto mai niente della mia vita!
Solo inseguire i sogni, credere in sé, niente di rivoluzionario…

Diventò sicuro di sé quando il gruppo iniziò a progredire?

Ero fiducioso nelle mie capacità alla batteria e del fatto che sapevo cantare.
In quanto alla scrittura di canzoni, no, ero molto poco fiducioso e mi ci è voluto molto tempo e lavoro prima di essere, penso, a posto. I primi pezzi che proponevo al gruppo erano onestamente brutti!

Cosa ha provato quando una delle Sue canzoni, « Radio Gaga » (The Works, 1984) scritta per il gruppo, è diventata per la prima volta un successo clamoroso?

Beninteso, un'immensa fierezza! Freddie, in quanto compositore eccezionale, deteneva il primo posto nella scrittura dei successi del gruppo e io non pensavo di arrivare a creare un giorno degli hit come i suoi.
Ma dovete sapere che eravamo dei veri compagni e la gelosia lasciava il posto all’emulazione, sebbene avessimo tutti e quattro dei caratteri di merda!
Freddie mi incoraggiava costantemente nella scrittura, esattamente come lo faceva col nostro bassista John Deacon, creatore dei planetari « Another One Bites The Dust » e  «I Want To Break Free ».
Alla fine, nella seconda parte della carriera del gruppo, la sezione ritmica prese il sopravvento sui maestri in termini di successi!

A proposito di caratteri, nell'album dei Queen The Miracle (1989), fu presa la decisione, per calmare i rigurgiti di ego, di co - firmare collettivamente tutti i titoli.


Era un'iniziativa di Freddie, ed era fantastico!
L'idea era di smettere di accapigliarsi per far uscire il proprio brano come singolo e co-scrivere tutti insieme al meglio. Mi sembra che di ciò si risenta positivamente in termine di qualità su The Miracle come sul suo successore Innuendo (1991), se li si paragona agli album precedenti.


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