Vincitore del campionato “Rock e Ritmo” di Truro nel 1966, Roger Taylor divenne il playboy in carica dei Queen. 

In questa intervista sincera ci parla di macchine, ragazze, Freddie Mercury e “volgari” musical teatrali.

Traduzione di Gabriel Tripaldi

 

In “Can’t Stop Me Now”,  il recente documentario della BBC su Rod Stewart, il manager del cantante ha spiegato ad Alan Yentob perché il suo milionario cliente ha difficoltà a scrivere canzoni. “Mi ha detto: di cosa dovrei scrivere? Del giardiniere che mi si è fatto pagare troppo?”.

A questo pensavo mentre attraversavo la proprietà di Roger Taylor, nel Surrey.  Un’elegante villa si erige di fronte a quello che qualcuno potrebbe chiamare giardino ma che in realtà sembra estendersi fino a Guildford, 5 miglia più in là. Solo  lo studio di registrazione ben fornito  e un gong appeso sopra il giardino curato rimandano alla professione del proprietario.

Nato nel 1949, Roger Taylor è stato il cantante batterista dei Reaction,  gruppo autoproclamatosi “campione della Cornovaglia”  prima di trasferirsi a Londra nel 1968 e formare i Queen, super band per la quale ha scritto brani di successo come Radio Ga Ga e These are the Days of our Lives.

Con le sue auto  sportive e le sue fidanzate fotomodelle, Roger era il playboy dei Queen. Ora è un 64 enne dall’aspetto giovanile sposato per la terza volta (con Sarina Potgieter) i cui capelli accuratamente spettinati e un nuovo tatuaggio sul braccio destro dimostrano che sicuramente non ha nessuna fretta di ricevere l’abbonamento gratuito per l’autobus a cui avrebbe diritto dal prossimo anno.

E allora di cosa potrebbe scrivere Roger Taylor? Eppure settembre vedrà la pubblicazione del suo quinto disco solista, Fun on Earth, che include The Unblinking Eye (Everything is Broken) , una canzone in cui si denuncia le stato attuale del mondo. In seguito si lamenterà per la demolizione del teatro Astoria (“Un posto eccezionale per il rock n roll”) e per l’acquisizione di Cadbury da parte di Kraft: “un altro buco sulla strada principale”.

Roger Taylor, al pari dei Queen, è una bestia più complessa di quello che la sua immagine suggerisca.

Dalla morte di Freddie Mercury nel 1991. Roger Taylor e Brian May hanno ceduto le canzoni dei Queen a pubblicità e musical, le hanno suonate negli stadi con l’ex cantante dei Free Paul Rodgers e Adam Lambert di American Idol.  I Queen Extravaganza, la cover band ufficiale, sarà in tour in Inghilterra ad Ottobre e c’è ancora quella scocciatura di film su Mercury in cantiere.  Di sicuro i Queen non hanno la reticenza dei Pink Floyd o dei Led Zeppelin. Il marchio “Queen” è in giro da più tempo della band “Queen”.

L’effetto che tutto questo può avere  sulla credibilità dei Queen preoccupa fan e critici. E, come scopriremo, anche Roger Taylor.

Parliamo dei progetti recenti: che succede al  film sui Queen? Sacha Baron- Cohen doveva recitare la parte di Freddie ma ha lasciato il film a causa di “differenze creative”

Oh Dio, il film…pensavo che il music business fosse lento ma qui è come nuotare nella melassa. Non voglio parlare della questione Sacha…ok, mi dispiace, ho detto una brutta frase (sussurra) . Alla fine abbiamo pensato che Sacha non fosse adatto. Non volevamo che fosse una specie di barzelletta, volevamo che la gente ne uscisse commossa. Ma ora abbiamo bisogno di fare un passo indietro.

Non è difficile fare un passo indietro quando qualcuno sta facendo un film sulla tua vita?

Abbiamo cercato di non farci coinvolgere molto nello script. All’inizio  gli abbiamo raccontato degli aneddoti divertenti, poi abbiamo visto lo script e abbiamo detto “Be’, in realtà  non avrebbe detto questo ma quest’altro”. Ci arriveremo. Ma è stato difficile.

Parlando di questioni musicali, cosa dobbiamo aspettarci dal tuo nuovo album Fun on Earth?

E’ molto…ehm…ecclettico, come del resto tutto quello che faccio io. E’ un lavoro d’amore. Ma sono sicuro che  quando suonerò di nuovo dal vivo non lo farò in posti grandi (ride) ma sarà bello farlo.

Hai prodotto la cover band ufficiale dei Queen, i Queen Extravaganza. Come ti è venuto in mente?

Mi trovavo  nella mia vecchia città in Cornovaglia quando vidi  un cartello fuori da un pub “Martedì prossimo i Queen”. Andai  in un’altra città a 10 miglia di distanza e c’era un altro cartello. Se guardavi bene si capiva che non erano i Queen ma a prima vista sembrava che stessimo per fare un tour nelle varie sale di tutti paesini. Ho pensato “Aspetta un momento! Sarebbe bello se avessimo una cover band controllata da noi”.

Come hai trovato i musicisti?

Abbiamo deciso di farlo in America, usando internet. La band che abbiamo è incredibilmente brava. Il cantante, Marc Martel, è incredibile. Ero nella stanza con lui con gli occhi chiusi e mi sembrava di essere con Freddie. Dev’essere una questione genetica. Forse hanno le stesse cavità orali.

Suoneranno con dei costumi di scena?

No, assolutamente. Volevo che fosse una brillante rappresentazione musicale di quello che facevamo ma fatta da una band più giovane, flessibile e più forte di quello che siamo ora.  Alcune tribute band si vestono come noi a Wembley ma  io penso “Ok, suonate la vostra musica ma non attaccatevi baffi finti o indossate parrucche alla Brian May”.  I nostri musicisti non hanno parrucche, i capelli sono i loro.

I Reaction, il tuo gruppo ai tempi della scuola, vinse il campionato di Rock e Ritmo alla Truro City Hall nel 1966. Ma i vostri cantanti non erano per nulla come Freddie Mercury: uno era un imitatore di Elvis, l’altro  un macellaio con la passione per il canto.

Sì, ma quei cantanti se ne andarono via abbastanza in fretta e così io finii a  cantare e suonare la batteria. Sì, lo ammetto, posizionavo la batteria sempre più vicina al centro del palco. Un sacco di gente quando è giovane pensa “sì, voglio far parte di una band”, va bene, ma io DAVVERO volevo far parte di un gruppo e pensavo davvero che ce l’avrei fatta- la qual cosa, a pensarci ora, è assolutamente ridicola.

(leggi QUI uno speciale sui giorni dei giovani Queen in Cornovaglia)

Ti sei trasferito a Londra nel 1968 per studiare odontoiatria alla London School of Medicine. Avevi intenzioni serie?

Per nulla. Andai a Londra per essere in un gruppo. Ma usai il sistema Avevo una borsa di studio. Era un sistema meraviglioso - gli studenti non dovevano restituire e loro borse di studio. Dev’essere proprio una cosa orribile da dover fare (sembra sconvolto).

Hai formato gli Smile in seguito all’annuncio di Brian May “cercasi un batterista stile Mitch Mitchell/Ginger Baker”. Cosa hai pensato di Brian la prima volta che lo hai incontrato?

Mi piacevano i suoi capelli (ride). Siamo andati subito d’accordo perché ci piacevano le stesse persone – Jeff Beck e Jimi Hendrix su tutti . Inoltre era davvero il miglior chitarrista in cui mi fossi imbattuto.

Il fan numero 1 degli Smile era Freddie Mercury.  Lo tenevate in considerazione come cantante, all’epoca?

Per nulla. Freddie si unì ad un gruppo (Ibex) dicendo loro di essere un cantante ma non era mai stato in un gruppo prima di allora. Freddie era un paraculo (blagger, nel testo) e si descriveva come la checca di Kensington (o “pappone”. Ponce significa “checca” o “pappone”). Ma Fred aveva spinta e charme da vendere.  A ripensarci, credo che avesse sempre desiderato unirsi a noi. Noi ci mettemmo un po’ a capirlo. Dopo di che, gli Smile divennero i Queen e noi trovammo John.

A cosa smogliava Fred quando cominciò a cantare?

Una pecora. Una potente pecora belante. Non proprio il massimo. Ma lui era il prodotto della sua energia enorme , il tributo all’idea in base alla quale se credi davvero in una cosa puoi farla accadere. Freddie era infatuato di Hendrix e voleva diventare un personaggio simile. Credeva in se stesso e credeva in noi.

Brian May disse di essere andato a vedere il film Woodstock nel 1970 ma di non esserne rimasto colpito perché lui vedeva i Queen come una reazione “alle band che si sballavano e si trascinavano per il palco”. Sei d‘accordo?

Completamente. Andai a vedere il film con Brian. Ci piacquero gli Who e pensammo che Sly and the Family Stone fossero bravi ma tutto il resto era uno schifo. Molte delle nostre influenze venivano dagli anni 60 ma penso che i Queen fossero un prodotto degli anni ’70.

Ma non fu un successo immediato, vero? I Queen firmarono con la Emi solo nella primavera del 1973.

Non esiste il successo immediato. Di sicuro nel nostro caso non fu così. Mia madre è morta due anni fa e io ho ritrovato i miei vecchi diari. Molto interessanti. Mi hanno ricordato che fatica fossero quei primi giorni. Ad un certo punto scrivo: “ Deciso che Queen è il nome migliore per la band” perché ci stavamo chiamando “Built your own boat”. Avevo anche disegnato il logo per i Build Your Own Boat. Oh dio…

Quanto ti sono stati d’aiuto i tuoi genitori nel realizzare il tuo sogno di diventare musicista?

Mio padre abbastanza mentre mia madre ha sempre pensato che fosse una sciocchezza. Mi ricordo che una volta disse: “Brian tu sei uno scienziato, quando deciderai di lasciar perdere tutte queste stupidaggini?”. Lui disse “Oh, voglio essere una pop star”, la cosa la divertì molto.

Le tue prime composizioni come Tenement Funster o I’m in love with my car ti descrivono come un playboy ossessionato da auto e ragazze. E’ corretto?

Sono un rocker! Non cercavo di descrivere un’immagine in particolare ma in parte era un riflesso di ciò che ero. Ragazze e macchine? Immagine da playboy. Per me suona bene. Che c’è di male? Non me ne vergogno (ride). Ci sto.

I Queen non hanno mai nascosto il loro desiderio e la loro ambizione di diventare ricchi e famosi.

Qual è il punto? Eravamo enormemente ambiziosi e non ce ne vergognavamo. Eravamo anche in competizione con le altre band. Quelli che dicono di non essere in competizione con le altre band sono dei bugiardi. Guardavamo  a Bowie, Led Zeppelin, Who e tenevamo d’occhio anche le band che avevano firmato con la Emi nello stesso nostro periodo come Cockney  Rebel, Roxy Music e Sparks. Gli Sparks provarono anche a fregarci Brian. La prima volta che vidi gli U2 pensai “oh Dio, dobbiamo fare attenzione a questi”.

Freddie Mercury è emerso come un grande compositore. Ma non pensi che a volte nascondesse le sue emozioni  dietro grandi slogan come We are the Champions?

Il problema è che Freddie era bravo a scrivere questo tipo di canzoni. We are the champions era una “designer song”,  progettata per  riunire le persone. Molte sue canzoni erano scritte in maniera impeccabile e questo sfugge a molti. Quindi, forse, il messaggio è andato perduto. Ma una canzone come Somebody to Love gli è davvero venuta dal cuore. C’erano alcune sue canzoni nei primi due album che mi facevano  pensare “e questa da dove diavolo viene fuori?”

Quali canzoni?

The fairy feller’s master-stroke. Era davvero piena di riferimenti mistici. Io leggevo molto- Il Signore degli Anelli, Heinlein, Asimov, i racconti di fantascienza per adulti di Lewis. Ma non ho mai visto Freddie con un libro. Ma aveva tutte queste parole su questo quadro (The fairiy feller’s master-stroke di Richard Dadd). Freddie era come una  gazza, aveva la mente sveglia  ma non era quello che si potrebbe definire una persona colta.

Nel 1975 i Queen ebbero un singolo – Boh Rhap-  e un album- A night at the Opera -  al numero 1 ma non avete mai conquistato la critica. E’ una cosa che vi ha ferito?

Le critiche all’inizio fanno davvero male, soprattutto se hai lavorato molto duramente, ma con il tempo abbiamo imparato ad ignorarle. Lo stesso è successo con l’esplosione del punk.  Siamo sempre stati attaccati quindi non è che cambiò molto. La cosa ironica fu che noi diventavamo sempre più famosi e i dischi continuavano a vendere.

Ti piaceva qualche gruppo punk?

Ho visto tutti i gruppi punk ma quelli bravi erano solo due, i Sex Pistols e i Clash…forse anche i Buzzcocks. Il resto non era molto buono e alcuni erano davvero terribili. Andai a vedere i Damned all’Ica, Captain Sensible in tutù, esilarante! Ma non fu molto bello. Credo che nel punk l’elemento modaiolo  contasse quanto la musica.

Pensi che alcune delle critiche ricevute fossero giuste? L’album A Day at The Races fu un po’ esagerato, non trovi?

Certo, alcune critiche erano giustificate sebbene  ora non me ne venga  in mente nessuna. Ma eravamo davvero bravi ad esagerare. Non penso che A Day at the Races fosse particolarmente esagerato (ride)…oh aspetta, una parte lo era di certo. Infatti sentimmo il bisogno di un ridimensionamento con il disco successivo, News of the World. Era il momento di cambiare. In We Will Rock You c’è solo uno strumento. Più spoglio di così si muore.

Freddie risultava piuttosto altezzoso nelle dichiarazioni. O i critici  hanno male interpretato?

Era molto, molto timido e ammetto che…(lunga pausa)a volte quella timidezza potesse essere scambiata per altezzosità . inoltre Fred non pensava di aver molto da dire. Credo che lui pensasse che non essere troppo disponibili fosse una buona idea. Non è mai cambiato. Era così anche prima di diventare famoso.

Freddie non hai mai parlato alla stampa della sua infanzia a Zanzibar e in India. Pensi che se fosse sopravvissuto si sarebbe aperto di più riguardo la sua infanzia?

No. Penso che lui volesse farlo rimanere un mistero. Non ha mai raccontato pubblicamente  come fu crescere a Zanzibar o in India. Ma ha parlato con me, parecchio. Mi ha raccontato  della sua famiglia, dell’essere un indiano parsi ma era una faccenda molto privata. La cultura Parsi era molto diversa e Freddie non se ne sentiva parte. La sua cultura era Jimi Hendrix.

Dovette lottare con il proprio background?

Non so se dovette lottare. Sua madre fu sempre magnifica con lui e lui ne era terrorizzato (ride). Ma io penso che lui fosse consapevole della grossa differenza di stili di vita.

 

Sei stato il primo membro dei Queen a pubblicare un album solista, Fun In Space nel 1981. Ti sentivi frustrato come songwriter?

Oramai era davvero difficile fare un album dei Queen perché ognuno di noi si presentava con molto materiale. Io non riuscivo a mettere più di due canzoni per album e mi andava bene così. Ma allo stesso tempo volevo essere egoista  e avere la tavolozza tutta per me. E’ un buon album, un po’ di psichedelia, un po’ di rockabilly.

I Queen si trasformarono negli anni 80 con il successo del Live Aid, Another one Bites the Dust, Radio Ga Ga, Under Pressure. Sembravate una band diversa.

Fu una decisione presa con consapevolezza. Abbiamo sempre desiderato cambiare. Ma non ci siamo mai considerati una band da singoli. All’inizio il singolo era solo la bandiera per un album-  anche Killer Queen  non fu scritta come un singolo. Ma ho capito che un sacco di gente vede i Queen come un gruppo da singoli. O pensavano che non facessimo altro che pavoneggiarci. Ma eravamo molto più di questo.

I Queen registrarono Under Pressure con David Bowie nel 1982. Potresti immaginare di lavorare di nuovo con lui?

Certo. Andavo molto d’accordo con David e così anche Freddie . Ma 5 ego nella stessa stanza è un po’ troppo. Mi sentivo abbastanza con David. Ho ascoltato un po’ il suo ultimo album perché mi piaceva il singolo ma…penso sia un po’ deludente.

Cosa sta succedendo alle canzoni che Freddie ha registrato con Michael Jackson nel 1983, tate of Shock, There must be more to life e Victory?

Freddie e Michael non terminarono mai le canzoni perché i Queen dovettero lasciare LA per andare in tour.

Io e Brian ci abbiamo lavorato sopra, il che significa che usciranno come Queen e Michael Jackson…si spera…se la Michael Jackson Estate muove il culo…

Nel 1985 Freddie Mercury pubblica il suo primo disco solista, Mr Bad Guy. Pensi volesse un successo stile Michael Jackson?

Freddie amava Off th Wall e adorava l’idea di fare un disco così. Ma non penso volesse davvero fare il solista, è che la CBS gli diede un sacco di soldi (ride). Quando arrivò davvero il momento di fare il disco solista, gli mancammo. Mi telefonava e io dovevo andare a Monaco per registrare i cori.

 

Avevi il sentore che il Magic Tour sarebbe stato l’ultimo con Freddie?

Non proprio. Fu un tour favoloso e la band era in buona forma. Non sapevamo fosse l’ultima volta ma certo c’erano degli indizi. Freddie diceva “Oh Dio, non posso farlo più” in quel tour ma lo diceva in ogni tour.

Dev’essere stato un peso sapere che era malato e mantenere il segreto

La realtà è che dovemmo andare avanti, conviverci. Affrontammo la cosa andando in studio e lavorando perché era ciò che Freddie voleva che noi facessimo fino a che non sarebbe stato più in grado di lavorare.

Non facemmo molte interviste così non dovemmo negare niente. Non ricordo di aver fatto un’intervista nella quale ho negato che Freddie fosse malato. Credo che quel periodo in cui sapevamo ma dovevamo tacere abbia danneggiato di più John.

 

Che è successo con John Deacon? Si dice che stia a casa e giochi a golf tutto il giorno

Onestamente non so cosa fa in questi giorni. Abbiamo completato Made in Heaven in studio con lui. Ma poi John ha deciso che non vuole più persone intorno.

Intendi i Queen?

No, non voleva essere circondato dalle persone. Qualunque tipo di persona. L’ho visto l’ultima volta quando è venuto a vedere We Will Rock You. Ero seduto al bar e lui è entrato. Forse era venuto per controllare i suoi investimenti (ride). Stava bene. Io credo che John fosse un po’ più fragile di noi. Era il più tranquillo del gruppo ma non mentalmente solido come gli altri 3.

Nonostante le critiche, We Will Rock You è arrivato al suo undicesimo anno. Ti spieghi perché l’idea di un musical sui Queen  sia ancora un ostacolo per molti  fan del rock?

Sì, e sono contento sia ancora un ostacolo per i fan del rock perché anche per me è un ostacolo andare a vedere ogni tipo di musical. Ho provato I Miserabili ma penso sia sta la cosa peggiore che io abbia mai visto e sentito. Ho partecipato alle audizioni di We Will Rock You, ci sono alcuni bravi cantanti e io sono coinvolto in quel che riguarda la musica e le performance. We will rock you è diverso da Mamma Mia, è più rock n roll. La storia è…(lunga pausa) un po’ stupida. Ma penso che in alcuni punti sia buona. Ma io ho un’avversione per i musical e non è stato facile ma ho imparato a conviverci.

Cosa avrebbe pensato Freddie?

Gli sarebbe piaciuto ma avrebbe pensato che la statua non è abbastanza grande. Quelli che pensano che si stia rivoltando nella tomba per We Will Rock You non lo capiscono.

Avete concesso la vostra musica a parecchi spot televisivi. Pensi che sia dannoso per la credibilità della band?

La puoi vedere in due modi: puoi fare il prezioso con la tua musica e dire “non daremo la nostra musica per pubblicizzare il cioccolato” o puoi pensare “be’, se non arreca danno a nessuno…”. E in questo modo rendi la tua musica come tappezzeria (wallpaper).

E pensi sia una cosa positiva?

Sì, perché quando sono al musical e vedo che l’età media è 16 anni vuol dire che abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Voglio che la nostra musica sia ovunque. Non voglio che la musica dei Queen sia solo un pezzo di un vinile anni 70.

Hai sentimenti contrastanti circa la performance a X-Factor del 2009?

Sentimento molto contrastanti. E mi sono anche sentito vecchio. Ho trovato lo show rumoroso e orribile ma alla fine è solo uno show televisivo e sono anche pragmatico. Abbiamo suonato live davanti a milioni di persone quindi è tutto giustificato. Se avessimo suonato in playback non sarebbe stato giustificato. Hanno anche fatto una serata Queen ad American Idol ed è interessante vedere alcuni di quei poveri frocetti cantare le nostre canzoni

Brian May ha detto a Mojo che non gli piacciono le parole di Don’t Stop me Now perché  riguardavano un brutto periodo nella vita di Freddie, quando prendeva un sacco di droghe e andava a letto  con tanti uomini

La tua interpretazione è azzeccata. Mmmm…Brian…quei testi non mi preoccupano per niente, le trovo brillanti - “mi chiamano il signor Fahrenheit”- davvero originale. Mi affascina la crescente popolarità della canzone.  Fu un successo normale, raggiunse la top 10 nel 1979. Mi ricordo che Chris Evans la cantava nel suo show “Non dimenticare lo spazzolino da denti” e mi chiedevo per quale diavolo di motivo avesse scelto quella canzone.  È una canzone festaiola.

E ora è usata per pubblicizzare la cioccolata ed è cantata da giovani innocenti a X-Factor

Oh sì, e non sanno l’oscurità che si nasconde dietro.

Queen +?

Avete fatto rivivere il nome Queen per un tour con Paul Rodgers nel 2005 e un album, The Cosmos Rock, nel 2008. E’ stato difficile fare un album dei Queen senza Freddie?

È stato difficile. Brian stava attraversando un periodo piuttosto improduttivo. Credo che l’album abbia buoni momenti ma la EMI fu inutile.  L’album passò inosservato, come se fosse invisibile. Ci siamo trovati bene con Paul ma credo che alla fine si sia stancato di rispondere a domande su Freddie in ogni intervista.

È più facile con Adam Lambert?

Lui si adatta più facilmente. Paul ha una perfetta voce soul e blues ma le nostre canzoni sono grandi e, oserei dire, teatrali e Adam è più adatto. Non abbiamo parlato di fare un album, no, ma Adam è più vicino a Freddie. Paul era macho ma Adam è una diva.  Ha un’estensione sbalorditiva.

E adesso??

Cosa succederà adesso?

Il mio disco solista ha la priorità. Poi ripubblicheremo tutto il mio materiale solista in un box set intitolato The Lot. E poi c’è il tour dei Queen Extravaganza verso i quali mi sento molto protettivo. Non stiamo cercando di ricreare i Queen ma stiamo cercando di ricreare un momento Queen.

Io e Brian facciamo quello che facciamo quando ci sentiamo di farlo.

Per i Queen non abbiamo più alcun piano generale. Accade e basta.

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per approfondire segnaliamo la recente intervista a Classic Rock.

Anche questa da leggere tutto d'un fiato!

Classic Rock Intervista Roger Taylor - settembre 2013

 


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