Continua il racconto della carriera dei Queen attraverso una serie di interviste che soprattutto Brian May sta rilasciando alla stampa inglese e internazionale e che www.queenheaven.it cerca di offrirvi in presa diretta.
 
Stavolta è il turno del Daily Telegraph e del giornalista Neil McCormick che ha raccolto delle splendide dichiarazioni del chitarrista, tutte incentrate sul ricordo di Freddie Mercury, oggi più che mai presente nei cuori dei fans e dei suoi stessi compagni di avventura con i Queen. Ne esce un ricordo emozionante e commovente, nel quale ancora una volta traspare il grande legame affettivo che unisce tuttora Brian a Freddie e che quest'anno si rinnova con i 40 anni di carriera dei Queen e il ventennale dalla morte del cantante.
 
Il chitarrista Brian May racconta come fosse lavorare con il carismatico cantante dei Queen e le conseguenze emotive della sua morte.
 
"Se mi si chiedi ancora una volta com'è stato lavorare con Freddie, io vomito", sospira Brian May, non appena si siede di fronte a me. Non è il più favorevole degli inizi per il nostro incontro, soprattutto perché il motivo dell'intervista è il 40° anniversario di carriera dei Queen, il cui frontman Freddie Mercur, resta un motivo di perenne fascino per il pubblico.


Per essere onesti, il chitarrista di 63 anni è sempre immancabilmente educato, dolce nel parlare e riflessivo nelle sue risposte, e si sforza veramente di scavare nel profondo delle questioni che gli vengono proposte. Ma la verità comprende un'ambivalenza di pensiero sul gruppo che ha dominato la vita musicale di May.

"I Queen hanno gettato una lunga ombra", come dice lui. "Quando Freddie è morto è stato come perdere un familiare, e ognuno di noi ha gestito la cosa in modo diversi. Per un certo tempo volevo scappare dai Queen, non volevo saperne nulla. Credo che sia stato il mio processo di lutto. Ma sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto insieme. Mio Dio, abbiamo davvero fatto alcune cose interessanti! La maggior parte di queste mi fa sentire bene."

Per una band che si è formata nel 1971, ed effettivamente si è conclusa quando il suo frontman è scomparso nel 1991, i Queen rimangono molto presenti nella cultura pop. Il loro Greatest Hits è l'album più venduto di tutti i tempi nel Regno Unito e il loro musical, We Will Rock You, è in corso da nove anni nel West End di Londra. Questo mese tornano nuovamente sul mercato tutti i loro album in formato deluxe, ad niziare con i primi cinque: Queen, Queen II, Sheer Heart Attack, A Night at the Opera e A Day at the Races.

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Un film su Freddie Mercury è previsto a breve con Sacha Baron Cohen nel ruolo del cantante, ed è in corso una mostra alla Truman Brewery di Londra intitolata Stormtroopers in Stilletos.

May ammette che lui e il batterista Roger Taylor (il bassista John Deacon si ritirò nel 1997) sono stati "abbastanza destabilizzati" nel rivedere i loro primi anni di vita e attività.

"E' stata una scossa, la nostra infanzia messa davanti ai nostri volti."

May e Taylor formarono la band chiamata Smile all'Ealing Art College negli anni Sessanta. Farrokh Bulsara (nome di Freddie Mercury, che riflette il suo background indiano-africano), è stato un loro fan prima di unire le sue forze ai due.

Quale potenziale si poteva rilevare in lui?

"L'abbiamo preso sulla parola in un certo senso. La sua personalità era così forte. Non abbiamo visto un grande cantante o un musicista prima di tutto: era molto selvaggio e poco sofisticato. Abbiamo solo visto qualcuno che aveva una fede incredibile e un grande carisma e lo abbiamo voluto."

Lo sviluppo di Mercury è stato rapidissimo.

"Penso che la prima volta che mi ha colpito fu in studio, quando Freddie stava ad ascoltare la registrazione della sua voce. 'No, così non va', diceva, 'bisogna ancora lavorore e lavorare'. E' stato eccezionale e c'è stato un periodo molto veloce, quasi della durata di un battere di ciglia, durante il quale ha imparato a sfruttare la sua tecnica."

Una cosa che è particolarmente evidente nei Queen è la vastità e la varietà del loro materiale, anche dei primi giorni di attività, che comprende rock pesante, pop vigoroso, dolcezze folk e sperimentazione varie.

"Non c'erano limiti. I nostri eroi erano i Beatles e Jimi Hendrix, cose come The White Album sono stati i nostri testi religiosi in termini di libertà. E volevamo fare meglio le cose che i Beatles avevano realizzato. Siamo stati lasciati liberi come gli artisti con i loro carichi di barattoli di vernice per dipingere. E' difficile dare un nome a questa cosa. Eravamo solo quattro ragazzi che volevano mettere la propria passione in musica."

Con la pubblicazione di Bohemian Rhapsody e A Night at the Opera (1975), i Queen si avventurarono in spazi di grandezza quasi "comici".

"C'è stato un grande spirito su quel disco. Stavamo guardando i film del Fratelli Marx a Rockfield, dove stavamo registrando e abbiamo colto un senso nei loro film di controllo dei propri mezzi che ci è piaciuto. Abbiamo sentito lo stesso tipo di spirito: avevamo scoperto il nostro potere come gruppo ed è stato il momento nel quale abbiamo potuto trasformare noi stessi ed essere liberi."

Tutti e quattro i membri della band si sono dimostrati autori di successo, il che non suona come una ricetta per l'armonia creativa.

"Siamo stati molto in sintonia ma anche molto competitivi. Nessuno tirava fuori una singola nota senza che gli altri tre non pensssero che fosse OK."

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May ammette che le sessioni di registrazione erano spesso snervanti.

"Siamo stati polemici al punto da distruggerci a vicenda. A turno ognuno di noi ha lasciato il gruppo. C'è stata una parte molto dolorosa, perché eravamo quattro artisti con i pennelli in mano che cercavano di dipingere sulla stessa tela."
 

 

 

Mercury era di solito il pacificatore all'interno del gruppo.
 
"Freddie non era avido di potere. La gente ha questa immagine di lui come una diva che ha insistito per ottenere la sua strada, ma era il mediatore, il ragazzo che poteva dare un senso anche ad argomenti agli antipodi. Era molto bravo a concentrarsi sulle questioni importanti."


Per May i ricordi più emozionanti dei Queen, stranamente, vengono dalle loro sessioni di registrazione finale a Montreux, in Svizzera, nel periodo precedente alla morte di Mercury, il 24 novembre 1991.

"Era ovvio che Freddie non aveva avuto molto da vivere, ma lui voleva la vita, desiderava essere normale e fare la musica che umanamente gli era possibile realizzare. Diceva: 'Continua a scrivere per me, registriamo materiale, così voi ragazzi potrete finirlo quando me ne vado'. Aveva una accettazione sorprendente di se stesso e della propria condizione.

Siamo stati lì molto più vicini di quanto possa esserlo una famiglia, in questo luogo piuttosto caldo e accogliente dove si poteva semplicemente creare. E a Freddie è piaciuto. E' stata la cosa che preferiva nel mondo, un luogo solo per fare musica, per fare in modo che le cose più insolite potessero accadere. Non stava bene, tuttavia diceva, 'Oh, beh, abbiamo bisogno di una voce, non è vero?....Si, lo farò'. Poi beveva un paio di vodka, si appoggiava alla scrivania e cantava in modo sorprendente, con tanta passione e forza, fino a crolare."

Per qualcuno che ha iniziato questa intervista temendo di discutere di Mercury, May offre questa dichiarazione, non invitato:

"Penso a Freddie tutto il tempo, davvero. C'è di certo che non c'è un giorno dove non abbia un qualche pensiero su di lui. Sono stato agli estremi, dove ho trovato molto dolore e non potevo .

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