Traduzione a cura di Claudio Conte

POTRA’ ANCHE AVER SPESO più di 40 anni come forza trainante di una delle più grandi band del mondo, ma nell’ultimo decennio Brian May dei Queen ha fatto per lo meno altrettanta notizia con le sue attività extra-rockettare.

Unirsi a tassi e buchi neri tra le aree di competenza degli uomini-ascia Rinascimentali è stereofotografia, e l’ultimo progetto di Brian May su questa strada è Diableries: una storia scrupolosamente ricercata delle satiriche e politiche cartoline 3D prodotte in Francia durante tutti gli anni ’50 dell’800, raffiguranti demoni, scheletri, e altra roba spaventosa.

L’infernale, parallelo universo delle Diableries è portato alla luce dall’ Owl Stereoscope. Progettato da May ed incluso in ogni copia del libro, permette al lettore di guardare i 180 inquietanti, spesso splendidi, diorama nel loro pieno splendore tridimensionale.

 

Il libro (scritto insieme a Denis Pellerin e Paula Richardson Fleming) è la seconda avventura stereoscopica di May, dopo “A Village Lost And Found” del 2009.

Sono sempre alla ricerca di un altro mondo” racconta May a MOJO. “Con Diableries sembra come se si possa camminare direttamente in quel posto. Quest’è la meraviglia delle immagini stereoscopiche. Quando scopri la loro magia, offrono una esperienza molto coinvolgente.

 

Il ruolo di May come editore sembra destinato a continuare con un nuovo libro previsto per il prossimo anno che delineerà la creazione della Red Special – la chitarra che May fece a mano con suo padre nella metà degli anni ’60 e che è in parte responsabile nella definizione del sound dei Queen (a differenza dei collezionisti, May ha ancora le cianografie originali). Poi c’è la continua possibilità di nuove registrazioni e nuovi tour. Come “Queen Archivist” numero uno, May è l’uomo con il potere di mettere in moto la macchina Queen. “C’è di più lì dentro di quel che pensavamo…” 

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Come ti sei imbattuto nelle Diableries?

Ottenni la mia prima cartolina a Portobello Market nel 1973. Non si trovava in condizioni particolarmente buone, ma non ne restarono danneggiate l’illusione e la magia. Lionel Hughes, che ora è il direttore di Bohnams, allora era un commerciante a Portobello Road e aveva una catasta di “stereo cards”. A quei tempi non c’erano affatto informazioni a riguardo, ed erano molto, molto difficili da trovare. Alla fine, compilai una lista con i numeri telefonici di tutti i venditori di carte stereoscopiche in tutto il mondo, così, quando i Queen avrebbero iniziato a fare tour, mi sarei alzato la mattina e sarei andato a cercarle. Una volta fui così fortunato da trovare quattro scatoloni di Diableries, cosa che non mi è mai più capitata. Iniziai a cercare negli elenchi telefonici a Parigi per vedere se fossi riuscito a trovare qualche discendente di Habert e Hennetier [gli scultori delle Diableries], ma il mio francese non è eccezionale così non arrivai molto lontano. Successivamente conobbi [il co-autore] Denis Pellerin e iniziammo a farci un’idea completa di queste persone.

 

Era popolare come forma di intrattenimento?

Si, ma non erano particolarmente economiche, quindi il lavoratore medio del tempo probabilmente era in grado di prenderne solo una alla settimana. Ricordate che non c’era la TV, non c’era internet, non c’era la radio, non c’era il cinema. Le immagini stereoscopiche erano una nuova finestra sul mondo.

Cosa ti da’ il tuo interesse nella fotografia stereoscopica che la musica non da’?

Utilizza una parte diversa del cervello. Ho sempre avuto molte passioni, e a volte queste passioni si collegano fra loro in modi strani e a volte no. Credo che la fotografia stereo soddisfi una mia sete di sapere, la bellezza di risolvere misteri. Non sono quel tipo di persona fatta per sdraiarsi in spiaggia e non fare niente – mi piace creare ed essere un tramite per gli altri per amare le cose. Mi piace quel processo.

“Ho potuto realizzare un sacco di sogni negli ultimi dieci anni”

Sei sempre stato un collezionista…

Sono un collezionista compulsivo. Ho collezionato, per quanto possibile, tutto quello che i Queen abbiano mai prodotto. E’ davvero molto utile. Potresti pensare che sia facile mettere le mani su questa roba ma non è così. Quando facciamo uscire una pubblicazione dei Queen, normalmente ottengo una copia dell’artwork originale e dei master.

Sei una persona che ha molti interessi [ndt.  nell’originale, “to wear many hats” è una frase idiomatica che significa “avere molti ruoli, fare molte cose diverse”]

Sì, ho potuto realizzare un sacco di sogni negli ultimi dieci anni e mi considero un uomo molto fortunato. Molti dei nostri sogni come musicisti sono diventati realtà, ma ho sempre avuto queste altre passioni, e da quando non facciamo più tour ho potuto perseguire la fotografia stereoscopica, completare il mio Ph.D in Astronomia, e lavorare per essere una voce per gli animali, cosa che porta via molto del mio tempo in questi tempi. Mi sento come se mi sia trasformato nell’ultimo decennio. Adoro ancora suonare, semplicemente non lo faccio più ogni singolo momento del giorno. 

E una volta che il treno dei Queen si mette in moto, deve essere difficile scenderci… 

Proprio così. Abbiamo avuto un concerto davvero di successo con Adam Lambert per IHeart Radio [a Settembre] e da allora il telefono non ha mai smesso di suonare. C’è la possibilità di qualche data, ma sono titubante a premere quel tasto. Perché se lo faccio, non vedrò casa per un anno.


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