Il leggendario chitarrista, cantautore e membro fondatore dei Queen Brian May parla dei 40 anni di eredità dei Queen e delle molte opportunità che il futuro potrebbe riservare.

Brian May è troppo un gentleman per lamentarsi, ma dopo tutto il successo commerciale che i Queen hanno ottenuto negli States, non sono stati esattamente premiati con lode dal music business.

"Le nostre mensole non si lamentano per i Grammys", osserva il leggendario chitarrista, la cui band, insieme agli altri giganti del rock britannico come i Led Zeppelin, non ha mai vinto un singolo premio nell’annuale, magnifica cerimonia di premi dell’industria statunitense.

Almeno loro ce l’hanno fatta nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2001. A 40 anni dalla formazione dei Queen e qualche settimana prima del 20° anniversario della morte di Freddie Mercury, seppur in ritardo, proprio questa settimana l’industria Americana ha onorato May e i colleghi Mercury, John Deacon e Roger Taylor con l’ “Icon Award” all’annuale cerimonia dei BMI Awards di Londra.

May, che ha ritirato il premio martedì notte con Roger Taylor al Dorchester Hotel (Park Lane) di Londra, dice che essere stati riconosciuti dagli States aggiunge "una dimensione extra" (una dimensione in più) dando priorità immediata ai Queen e lasciando un attimo da parte le individualità. “Siamo stati abbastanza fortunati ad avere un manager Americano nei nostri primi giorni - Jack Nelson - che era sempre a conoscenza della situazione globale" ricorda May. "Ci diceva 'Ragazzi vi dovete rendere conto che la Gran Bretagna è un posto molto piccolo. Dovete pensare a livello globale se volete massimizzare il vostro potenziale' e così abbiamo sempre fatto."

Quando la band ha sfondato con Killer Queen nel Regno Unito nel 1974, i Queen si sono trovati in parte associati al glam rock, cosa che non è stata valida per gli Stati Uniti perché il movimento non ha preso mai piede nel circuito commerciale americano. "E' stato un po' diverso", dice sull’accoglienza della band negli States.

"Eravamo alla fine di quella cosa che loro chiamavano glam (nel Regno Unito), ma allo stesso tempo non siamo mai stati dei glam rocker. Eravamo una cosa più teatrale. In America eravamo un semplice gruppo rock considerato allo stesso modo dei Led Zeppelin o dei Bad Company. Credo ci considerassero come qualcosa di esotico perché avevamo qualcosa di extra. C'era il lato appariscente, la parte molto drammatica, le luci e suoni e costumi a un altissimo livello, che non avevano mai visto prima. In realtà era bello per noi essere considerati come una rock band in tour negli Stati Uniti, totalmente in opposizione al fenomeno pop.

Anche se Bohemian Rhapsody è stata una hit nella Billboard Top 10, May ricorda che in realtà sono stati We Are The Champions e We Will Rock You nel 1977 a farli sfondare.

>

Quest’ultimo è stato proprio scritto dal chitarrista ed è diventato una sorta di piano pensionistico solo per il suo uso continuato in occasione di eventi sportivi negli Stati Uniti. "E' diventato parte della vita quotidiana degli americani e lo considero una grande fonte di gioia", riflette sul suo inno rock. "E’ qualcosa che va oltre il fare rock o l’essere in radio. Sei parte integrante della vita delle persone e questo significa molto".

Il picco americano è arrivato per davvero nel 1980, quando Crazy Little Thing Called Love e Another One Bites The Dust sono saliti in cima alla Billboard Hot 100, mentre The Game, l’album padre, era anch’esso un numero uno americano. Resta comunque una grande tristezza per May. "C'è stato un momento attorno ad Another One Bites The Dust dove forse siamo stati la cosa più importante in America e probabilmente la cosa più grande del mondo" dice. "Molte persone hanno quell’attimo in cui pensano 'Mio Dio, improvvisamente tutto sembra puntare verso di noi', ma proprio nel punto in cui abbiamo confermato il nostro successo nel resto del mondo, l’abbiamo perso negli Stati Uniti. Abbiamo davvero perso l'America e in un certo senso sarà sempre una fonte di tristezza."

May ritiene che siano state diverse le ragioni che hanno portato a questo stato di cose, incluso il loro sostegno all' US record Company Capitol contro payola che ha spinto la band agli ultimi posti della Billboard top 40 con le hit come Radio GaGa che sono precipitate rovinosamente dalle classifiche nel 1984.

Le radio hanno ritirato il loro appoggio a seguito anche dei travestimenti sul video di I Want To Break Free che hanno indignato mezza America. “Guardi a tutte queste cose successe ai Queen negli Usa ed è triste perchè ci sono cose che in Nord America non ritorneranno mai come possono ritornare in altri paesi e ciò comprende tante delle ultime canzoni cominciando da GaGa, Days Of Our Lives, The Show Must Go On, Headlong, Innuendo, tutte quelle hits grandiose in tutto il mondo che non hanno quella stessa risonanza in Nord America”, dice.

Ma a partire da Bohemian Rhapsody e grazie a una nuova prospettiva di vita in Wayne’s World, i Queen riescono a riallacciare i rapporti con l’America e quest’anno May e Roger Taylor, l’altro membro della band ancora attivo, sono stati particolarmente impegnati (John Deacon non fa più parte della formazione: “Abbiamo un accordo con John, di lasciarlo in pace. È quello che vuole e noi lo rispettiamo”).
 

>

Questa attività ha incluso la ristampa dei loro album dopo un passaggio dalla EMI, la loro unica e precedente etichetta, alla Universal’s Island Records (anche se le canzoni della band rimangano con la EMI Music Publishing). "E’ realmente calata la fiducia", afferma May in merito alla decisione di lasciare la EMI.

"E' stato un peccato. Abbiamo sempre avuto un grande rapporto con la EMI e abbiamo ancora fare con un sacco di ragazzi che hanno lavorato lì, ma in realtà la EMI non ha avuto la fiducia necessaria per rinnovare il livello che avevamo chiesto un paio di anni fa e la Universal aveva grande voglia di fare e ci ha detto: 'Abbiamo sempre voluto firmare con voi' e fondamentalmente ci hanno dato quello che volevamo in termini di denaro e di promesse o di supporto. Hanno messo tutta la loro smisurata serie di strumenti a nostra disposizione e ci sembrava una grande idea. "

May elogia il lavoro che la Universal ha fatto per le ristampe. “Siamo molto contenti, sono molto innovativi. È un rapporto diverso da quello che avevamo con la EMI perché vanno come treni e avolte fanno cose senza chiedere e non siamo abituati.

Eravamo molto controllati con la EMI ma devo dire che la maggior parte di quello che fanno è grandioso e ispirato, e sta diventando un’ottima collaborazione. Sono molto audaci, ci hanno detto “Il nostro lavoro non è vendervi alle persone che vi amano già. Il nostro lavoro è farvi arrivare alle persone che ancora non vi amano.” E aggiunge che c’è stata una fantastica risposta agli album revisionati. “Abbiamo preso molto sul serio la qualità. Queste ristampe sono qualitativamente meravigliose. Sono ristampe con una qualità mai avuta prima, sono quindi degli ottimi prodotti e ne siamo tutti orgogliosi. Ci sono anche extra tracks, ma non abbiamo voluto modificare gli album originali, così abbiamo aggiunto un CD bonus nel cofanetto ed ha funzionato bene. Alle persone sembra piacere la novità, cose che non hanno mai sentito, ciò che avevamo sepolto da tempo, quando eravamo in studio di registrazione o fuori, in giro da qualche parte. La risposta è stata grandiosa.

Uno dei principali scopi del processo di ristampa degli album è stato quello di ristabilire i Queen come una band che fa album, non una band che sforna singoli e qui May è molto felice del risultato: “Mi gratifica perché non riguarda solo i singoli, ma riguarda gli interi album. C’è una grandissima ricchezza da scoprire e sono felice che le persone ci entrino in contatto, soprattutto i più giovani. Sono meravigliato da quanto i ragazzi si interessino ai primissimi Queen.”

>

May e Taylor sono coinvolti anche nel prossimo film biografico su Freddie Mercury interpretato da Sacha Baron Cohen, anche se il chitarrista dice: "Stiamo cercando di rimanere un po' a distanza. Non vogliamo dare una nostra impronta troppo marcata al film. Vogliamo che sia una visione molto aperta e imparziale su Freddie quindi abbiamo messo in moto una squadra per lasciarli andare avanti. Siamo anche coinvolti nel film del musical We Will Rock You , anch’esso un grande progetto.

May ha inoltre registrato la sua parte su “You And I” di Lady GaGa e suonato con i My Chemical Romance al Reading Festival di quest'anno, mentre è al lavoro su un paio di progetti in questo momento con Taylor.

"Non so a che punto di svolta globale siamo. Si può fare se la cosa decolla. Restiamo molto chiusi a riguardo" dice.

Ho chiesto se questi saranno sotto il nome Queen e risponde semplicemente: "Sì, credo che potrebbero esserlo". Quattro decenni dopo la formazione della band May considera "molto strano" essere ancora parte di questo fenomeno chiamato Queen. "Ecco il 40° anniversario della genesi dei Queen e 20 di quegli anni sono stati senza Freddie e credo che siamo più impegnati che mai", dice. "E 'incredibile. Lavoriamo e ci piace lavorare e ci sono un sacco di altre prospettive oltre ai tour. Naturalmente, abbiamo fatto un paio di grandi tour con Paul Rodgers, ma ci sono anche altre occasioni di fare musica in modi diversi. Uno è il musical We Will Rock You. Siamo al nostro 10° anno di permanenza a Londra, che è incredibile. Non riesco a crederci io stesso, abbiamo molti spettacoli in tutto il mondo, che ora stanno andando molto bene, è un grande sbocco per la musica e qualcosa di molto vivo. Non è qualcosa di fossilizzato e fermo. Avere di continuo gente giovane in grado di suonare, band e cantanti veri, è qualcosa che mi fa restare sempre interessato e partecipe al progetto. Siamo una sorta di autori di quel progetto."

Dopo la fine del rapporto di lavoro con Paul Rodgers, le nuove registrazioni di May e Taylor forniscono un qualche suggerimento per la possibile direzione futura della band. Ma con il film su Freddie e su We Will Rock You, la continua popolarità della loro musica, le ristampe e tanto altro ancora, i Queen rimangono più attivi che mai.

>


© 2017 QueenHeaven / Privacy Policy / Cookie Policy / Note Legali