ROCK CELLAR MAGAZINE - 6 Maggio 2014 - Link originale

di Ken Sharp

traduzione in italiano di Claudio Tassone di Comunità Queeniana

La strada è lunga fra l'imitazione e l'innovazione.

Diciamolo chiaramente: per un chitarrista è molto più facile copiare gli assoli degli altri; tutto ciò di cu isi ha bisogno è una tecnica adeguata. Ma il vero stratagemma sta nello sviluppare la propria impronta allo strumento in modo che si distingua da aspiranti e imitatori.

Brian May, il chitarrista dei Queen, è uno di quei rari praticanti della sei corde che suona come nessun altro. Come dimostrato dal suo spettacolare ruolo nei Queen, e anche da artista solista, su alcuni album seminali come Queen II, Sheer Heart Attack, Night At The Opera, News Of The World e The Game, ha giustamente guadagnato la denominazione di 'guitar hero'.

Con la monetina britannica da "six pence" usata fra le dita della mano come plettro, l'arma scelta da May come marchio di fabbrica è stata la sua chitarra elettrica rossa, la "Red Special", amorevolmente costruita dal chitarrista e da suo padre partendo da un pezzo di legna da ardere. Raffinata e fluida, ha creato uno stile si suonare orchestrale e travolgente, sposando influenze classiche e rock; il suono ampio che ha sviluppato è simile a quello di violino e chitarra fusi insieme.

Ascoltando il complesso ed elaborato assolo in Killer Queen, Bicycle Race con quegli svettanti botta e risposta di chitarra meticolosamente precisi e i ruvidi accordi di Tie Your Mother Down, si hanno solo alcuni esempi della sua incomparabile maestria.

Per il suo ultimo progetto, il DVD / CD "The Candlelight Concerts - Live at Montreux 2013", il talento musicale anticonformista ha collaborato con la cantante Kerry Ellis, celebrata per il suo lavoro a Broadway. Registrato nel mese di luglio del 2013 presso l'Auditorium Stravinski, lo spettacolo presenta essenzialmente il duo (e un tastierista di accompagnamento) atti ad affrontare cover selezionate (Dust in the Wind dei Kansas, Something dei Beatles), pezzi standard (The Way We Were, Born Free) e una manciata di gioielli dei Queen, alcuni dei quali ben noti (Somebody to Love, We Will Rock You, Love Of My Life, '39, Crazy Little Thing Called Love) e alcuni altri meno conosciuti (Life Is Real, una canzone che Freddie Mercury ha scritto per John Lennon, e No One But You - Only The Good Die Young).

Sa anche offrire una grande esecuzione di Last Horizon alla sua chitarra, un abbagliante composizione dal suo album solista Back To The Light del 1992.

Nel frattempo, la voce straordinaria della Ellis si dimostra all'altezza della sfida, dando un'intimità cristallina al tutto. May contribuisce in modo positivo anche alla voce solista, alla quale si cimenta in diverse canzoni. Anche i fans concordano, a giudicare dalla strepitosa risposta del pubblico. Sia nelle esibizioni a lume di candela che suonando davanti a folle enormi del Wembley Stadium, questo nuovo set DVD / CD la dice lunga nel dimostrare la qualità senza tempo di questa accurata selezione di canzoni.

Rock Cellar Magazine ha parlato con Brian May e Kerry Ellis sulla genesi di questo entusiasmante progetto e molto altro.

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RCM: Come è nato questo progetto?

Abbiamo preso delle candele in modo da creare un'atmosfera intima, e ha funzionato. Ora stiamo facendo alcuni spettacoli in Inghilterra e ci stiamo divertendo molto.

RCM: Kerry, come è stato per te affrontare queso tipo di opere, ancor di più se originariamente cantate da una voce maschile, che si tratti di Freddie Mercury, George Harrison o Steve Walsh dei Kansas?

Kerry Ellis: È stato molto divertente. Molte delle nostre canzoni scelte vengono dal semplice fatto che proprio ci divertiamo a farle. Non è una cosa molto calcolata; non c’è niente oltre a quello. Sono solo belle canzoni e ci piace suonarle. Per me personalmente è stata una grande gioia poter avere la possibilità di cantare questi veri e propri classici. Non si arriva a eseguire canzoni come queste così spesso, quindi è stato molto divertente. Cantare Dust in the Wind dei Kansas è uno dei miei momenti preferiti dello show, perché è una canzone pura e semplice.

Come cantante di solito ci si spinge ai propri limiti gridando nel modo più forte e alto possibile o mettendoci quanta più passione si può. Poter cantare queste canzoni così semplici è un vero piacere, perché non capita spesso.

RCM: Presentando le canzoni in modo così basilare, si accendono i riflettori su quanto esse siano buone nella loro forma più essenziale.

Kerry Ellis: Sì, ne parliamo durante lo spettacolo. Parliamo di quando una canzone sia così buona da poter essere cantata in molti modi diversi, restando ancora bella. Le buone canzoni possono essere fatte con un'orchestra oppure solo con chitarra e voce e funzionano ancora. Hanno sempre lo stesso impatto e la stessa potenza.

Quando uno spettacolo dal vivo riesce con tale successo, si instaura una comunione tra l'artista e il pubblico e si parla di questa connessione.

Brian May: La ragione per cui ho scritto We Will Rock You e Freddie (Mercury) ha scritto We Are The Champions fu che capimmo quanto fosse bella l'interazione con il pubblico, cosa abbastanza nuova in quei giorni. Al giorno d’oggi coinvolgere il pubblico è una cosa normale.

Ma negli anni '70, se si guarda al contesto del periodo, la maggior parte dei gruppi rock suonava picchiando forte per un pubblico che ascoltava solamente, senza reagire molto. Non contraccambiavano molto per la verità.

Quando raggiungi quella connessione con il pubblico durante una performance, il concerto diventa molto più un'occasione di scambio piuttosto che una cosa a senso unico. Quindi, con Kerry e me è quasi come se stessimo facendo un ulteriore passo avanti. Kerry parla di come una canzone tragga beneficio dall’essere essenziale. Infatti, se ci pensiamo, una canzone è fatta di parole e melodia, e c’è una trama di accordi che contestualizza le vostre emozioni del momento.

Si può fare semplicemente con la voce e le sei corde di una chitarra ed è una grande sfida da affrontare. In questo modo si è in grado di catturare l'essenza di una canzone. Non c'è caos, non c'è niente che intralci e non c'è nessun inutile fronzolo.

Una delle cose che amo di Kerry è che lei non bada ai fronzoli nelle cose che fa. Canta col suo cuore. Tratta la canzone per come è stata scritta ed è la stessa cosa che cerco di fare pure io. Ci piace e il pubblico entra in connessione con questo, senza ombra di dubbio.

Possono sentire la voce in modo cristallino e la mia chitarra in modo chiarissimo. Ho anche una teoria: la gente non riesce ad ascoltare due cose insieme nello stesso momento (ride), si può ascoltare solo una cosa per volta. Siamo diffidenti a lasciare semplici le cose che si fanno e ci sono passato essendo uno dei quattro membri dei Queen. Nel corso degli anni pensammo che servisse rinvigorire il nostro sound con le tastiere. Ma poi, quando ho preso la mia strada, ho pensato "Voglio una chitarra ritmica!", perché se smetto di suonare le basi ritmiche, il suono finisce per decadere. Ma in realtà non è poi così vero.

I Queen andranno in tour questa estate, mi auguro, e sarà tutto essenziale: avremo solo la chitarra, il basso, la batteria e un po' di tastiere. Ecco quello che facciamo io e Kerry. Non abbiamo la batteria in modo da non doversi preoccupare che la voce venga coperta. Farlo in questo modo è un privilegio e non qualcosa di cui preoccuparsi.

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RCM: Kerry con il suo mondo di Broadway e il mondo dei Queen non sono molto distanti.

Brian May: Sì, i nostri stili si miscelano molto bene fra di loro e questo è il motivo per cui tutto questo funziona così bene. Per inciso, abbiamo un paio di nuove canzoni ora in scaletta. Ancora una volta stiamo facendo canzoni semplici e belle. Abbiamo aggiunto So Sad degli Everly Brothers al nostro set. Si tratta di una canzone simbolo per me e riveste una grande importanza nella mia infanzia, e Kerry la ama tanto.

Ci dà la possibilità di cantare insieme, che è divertente. Non c'è niente di particolare in quella canzone; è molto semplice, è solo strofa, ritornello, strofa, ritornello, un bridge... e il gioco è fatto. Ma è proprio bella, arriva direttamente al cuore e viene su molto bene. Ne abbiamo anche un’altra che stiamo facendo attualmentre, che non è neanche nel DVD: è la canzone If I Loved You dal musical Carousel. Ora, questa non fa parte del mondo del rock and roll, ma Dio mio, gira proprio da sogno per noi. Una bella canzone è sempre una bella canzone.

RCM: Born Free soprendentemente funziona anche per un pubblico rock.

Brian May: Esattamente. Mi sento molto orgoglioso di questo. Penso che molte persone non avrebbero immaginato che una canzone come Born Free avrebbe funzionato per un pubblico rock. Era una canzone registrata da Matt Monro, caratterizzata da un attitudine e un’atmosfera allegri. Il modo in cui la facciamo noi è pieno di patos, perché la fauna selvatica ora è in uno stato preoccupante in tutto il mondo. Born Free non significa più "Evviva, non è tutto grandioso?"

Ce ne fu un accenno nella prima che facemmo, ma ora ha un arrangiamento che le conferisce un tono diverso. Su mia richiesta, sono riuscito a far sì che Don Black, che ha scritto il testo originale, aggiungesse alcune righe, proprio per spingerla un po' oltre. Quindi ora mi sento molto felice della nostra versione della canzone.

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RCM: Kerry, qual è la canzone del set che più delle altre non vedi l’ora di cantare?

Kerry Ellis: Oddio, in realtà dipende. Non credo che ci sia qualcosa nella nostra scaletta che non mi piace fare o cantare. Sono tutte un po' diverse. If I Loved You è molto passionale e crescente; mi piace farla. Ma poi mi piace cantare Dust In The Wind, perché è così semplice e rilassante per me e Brian ha un assolo nel mezzo di essa che lui potrebbe non trovare tanto rilassante… (ride), ma mi piace come scorre la scaletta e come riesco a esprimere tutti i diversi lati di me stessa. Quindi, ci sono diversi estremi all'interno del set. E' difficile sceglierne una che mi piace fare di più, perché mi piacciono molto tutte quante (ride).

RCM: Quali sono state le sfide più grandi che vi si sono presentate lavorando a questo progetto? C'era qualche preoccupazione su come sarebbe stato accolto da un pubblico rock?

Brian May: No, per niente. Non ero mai preoccupato di come sarebbe andata con il pubblico. Onestamente, non c'erano timori da parte mia. Avevamo delle aspettative, quello sì. La gente aveva visto Kerry fare i grandi musical per molto tempo e mi hanno visto fare i grandi spettacoli con i Queen. All'inizio, quando abbiamo cominciato a fare concerti insieme, sono sicuro che il pubblico pensasse "Chissà che cosa staranno per fare…". Pensammo solo che se ci fossimo divertiti e se avessimo ritenuto di poter comunicare con queste canzoni, allora avrebbe funzionato anche con il pubblico. Quanto più ci divertiamo, più il pubblico ci apprezza.

RCM: Essendo così familiare con la versione tambureggiante dei Queen, la versione acustica di Tie Your Mother Down nel nuovo DVD / CD è piuttosto sorprendente e diversa. È stata scritta alla chitarra acustica originariamente quella canzone?

Brian May: Tie Your Mother Down è stata composta con la chitarra acustica. Ero a Tenerife e ho suonato un po’ la chitarra che avevo appena comprato in città. A quei tempi non c'erano i telefoni cellulari e quindi ero molto solo e a miglia di distanza dalla città più vicina. Suonavo la chitarra e mi venne quel riff e non sapevo cosa farci! Penso che il riff sia ispirato a Rory Gallagher lo suonavo alla mia acustica come se fosse una chitarra elettrica.

La versione che faccio con Kerry la chiamiamo "Country & Western" e la gente occidentale probabilmente si sente insultata (ride); ma ha quel tipo di atmosfera rilassata. Per me, è bello quando mi lancio con intensità alla chitarra elettrica verso la metà del pezzo e continuo con il resto. Ci piace suonare Tie Your Mother Down. Rendiamo differenti tutte le canzoni che facciamo e questa è una delle gioie che abbiamo a lavorare insieme. Non abbiamo nessun vincolo su come fare le nostre cose. E' veramente bello, disinvolto e felice.

RCM: le canzoni hanno la capacità miracolosa di sollevarti e farti superare i momenti emotivi difficili. Quali canzoni vi hanno aiutato a superare un brutto periodo?

Kerry Ellis: Al momento, visto che siamo in tour e siamo molto impegnati con lo spettacolo e con quello che stiamo facendo insieme, fare Tie Your Mother Down alla fine dello spettacolo è molto edificante per me personalmente, perché riassume lo show in quel momento. E' molto divertente. Ha un tocco diverso rispetto a come la canzone viene cantata solitamente e personalmente questo è davvero edificante per me.

Brian May: Ho bisogno di fare musica per tenermi su. Amo la canzone Back On My Feet Again dei Babys. Dice "non sono ancora sconfitto, sto ancora qui in piedi, continuerò ad andare avanti in futuro e non voglio abbattermi".

Un'altra che mi solleva dalla depressione è una canzone dei Foreigner, I Want To Know What Is Love. Lou Gramm è stato uno dei più grandi cantanti della nostra generazione.

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